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Referendum giustizia, la sinistra sconfitta? Incassa mezzo milione

di Fausto Carioti venerdì 30 gennaio 2026

3' di lettura

Le date del referendum le ha fissato il presidente della repubblica, accettando la proposta del governo, e le ha confermate il Tar del Lazio: domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il colore delle schede del quesito, apprende Libero, sarà verde (rosa invece quello delle schede per le suppletive in Veneto, che si voteranno negli stessi giorni). Quanto al testo del quesito, è noto da mesi e salvo cataclismi non cambierà. Lo ha scritto la Cassazione nella delibera del 18 novembre con cui ha accolto le quattro richieste di referendum presentate dal parlamento (deputati e senatori di maggioranza e opposizione), ognuna delle quali, come previsto dalla Costituzione, sottoscritta da almeno un quinto dei membri di una Camera.

Sul foglio che riceveranno in mano ai seggi, gli elettori troveranno la domanda: «Approvare il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Sotto, il riquadro del Sì e il riquadro del No. Quello su cui saranno apposte più croci deciderà il futuro dell'ordinamento giudiziario. Se entreranno nell'ordinamento italiano la separazione delle carriere, la creazione dei due Csm e dell'Alta corte disciplinare e il sorteggio dei componenti di questi nuovi organi costituzionali. Oppure se tutto rimarrà com'è adesso.

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Il Tar del Lazio, oltre a bocciare la pretesa di posticipare la data del voto avanzato dai quindici «liberi cittadini» di sinistra che hanno raccolto le firme per chiedere un referendum che già c'era, ha avvertito che non sarà possibile riformulare la domanda da stampare su quella scheda, come vorrebbero gli stessi personaggi. Anticipando di fatto la Cassazione, cui spetta l'ultima parola su questo, il tribunale regionale ha ricordato che il testo del quesito «è direttamente fissato dalla legge».

I quindici autori del ricorso bocciato stanno avendo invece successo sul fronte economico. Il Tar ha messo per iscritto che la sentenza negativa non pregiudica la possibilità che costoro ottengano il maxi-rimborso previsto per chi promuove un referendum: un euro per firma, massimo 500mila euro. E siccome ne hanno rastrellate quasi 550mila, mezzo milione tondo è la cifra cui avrà diritto se la Cassazione, la cui decisione è attesa nel giro di una settimana, riconoscerà la legittimità dell'iniziativa, assegnando loro lo status di comitato referendario. Un “rimborso” per il quale non produrrà alcun rendiconto.

Su questo aspetto punta il dito, tra gli altri, il senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin: «Il comitato che ha raccolto 500mila firme per il referendum sulla giustizia non ottiene lo spostamento della sua data, ma potrà invece ottenere 1 euro per ogni firma raccolta. Alla fine, tutto sommato, non gli è andata male». Non solista. Assieme ai soldi, la Cassazione potrà consegnare allo stesso gruppo (formato da magistrati di sinistra in pensione, avvocati ed ex docenti universitari) un'altra arma. Riconoscendoli come comitato referendario, li consacrerà “potere dello Stato”, rappresentanti di quel mezzo milione e passa di elettori. Con questo titolo potrebbe presentare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, contro il decreto che fissa la data del voto e le corti che respinte hanno la loro pretesa di far slittare la consultazione.

Avrebbero pochissime possibilità di vittoria, ma otterrebbero il risultato di drammatizzare ulteriormente lo scontro e attirare l'attenzione dei media sulle ragioni del No, evitando così che la discussione si concentri sul merito della riforma. Il “comitato dei quindici” si riunirà lunedì proprio per valutare questa ipotesi. Nessuna decisione è stata presa, ma hanno già fatto sapere che «i margini giuridici ci sono». A un'eventualità simile si riferiva Carlo Nordio, dopo la sentenza del Tar, quando ha chiesto che «l'espediente dilatorio» della raccolta di firme fosse anche l'ultimo.

A sinistra, infatti, si continua a parlare di tutto tranne che del contenuto del nuovo testo costituzionale. L'Anpi ieri ha provato a far passare come una grande vittoria del No la sentenza che ha impedito lo slittamento del voto. «Il Tar ha confermato la data del referendum. Grazie alle firme raccolte è stato sventato il tentativo del governo di anticipare il voto ai primi di marzo», ha scritto l'associazione dei partigiani rossi sui social network. Ottenendo la replica ironica del comitato della Fondazione Einaudi, Sì Separa: «Ennesima bufala del fronte del No. Ormai non sanno più cosa inventarsi per prendere in giro i cittadini».

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