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Referendum giustizia, solo carriere separate possono salvarci dal caos

Come mai una manifestazione di Askatasuna, benedetta dal sindaco Stefano Lo Russo, a cui partecipa Marco Grimaldi, finisce con una guerriglia urbana e atti inediti di violenza?
di Lodovico Festa giovedì 5 febbraio 2026

4' di lettura

Come mai una manifestazione per uno storico centro sociale torinese, in qualche modo benedetta dal sindaco Stefano Lo Russo di Torino, a cui partecipa il vicepresidente del gruppo di Avs alla Camera Marco Grimaldi, finisce con una guerriglia urbana e atti inediti di violenza? Certo non ci sono più i servizi d’ordine di un tempo anche perché sotto la Mole la decadenza della Fiat ha liquidato i saggi operai che aiutavano a contenere i più folli estremismi. Ma come mai a chi ha organizzato la manifestazione non è venuto in mente che sarebbe potuto succedere quello che è avvenuto? Quando c’era ancora una sinistra responsabile, a Milano con il sindaco Carlo Tognoli e il vice Elio Quercioli non mancavano i rapporti anche con il centro sociale Leoncavallo, che spesso navigava sul crinale della legalità, svolgendo però pure funzioni culturali più o meno apprezzabili: ma era un rapporto basato sul fatto che i leoncavallini non flirtassero mai in alcuna forma con la violenza. Perché quaranta anni dopo, ben lontani dai terribili anni Settanta, non si sa mantenere una linea di condotta come quella di una sinistra che era ancora saggia?

E a proposito di Askatasuna: due intellettuali cari amici di questo centro sociale, Alessandro Barbero e Angelo D’Orsi sono oggi pure testimoni essenziali della campagna per il “No” alla legge Nordio. Anche in questo caso sorprende come una campagna con al suo centro le “tentazioni autoritarie” di Giorgia Meloni, si affidi a persone che un giorno sì e un altro anche, dimostrano grande attenzione per il neo zarista Vladimir Putin. Non sfugge come in un referendum in cui conterà, al di là degli argomenti, la mobilitazione dei votanti, appellarsi a settori radicalizzati, talvolta filo russi, possa apparire conveniente. Dietro questa scelta c’è però una filosofia che una sinistra saggia ha sempre rifiutato: credere che gli elettori siano sbadati, che non capiscano le mosse meschine di chi li vorrebbe dirigere. Puntare sulla stupidità del proprio popolo, sperando che non si accorga degli argomenti insensati usati per mobilitare i più rabbiosamente radicalizzati, è scelta disperata, quasi suicida.

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Colpisce, poi, che al di là dei citati storici, vocianti alla Enzo Iacchetti, anche personalità dallo stile moderato abbiano la tentazione di assumere atteggiamenti di ben poco meditata provocazione. Capisco l’ansia per possibili primarie a sinistra per il nuovo sindaco di Milano, la preoccupazione di non lasciare troppo spazio a un super-radicalizzato Pierfrancesco Majorino, ma Beppe Sala e Mario Calabresi hanno ragionato sul senso che ha aprire alla vigilia delle Olimpiadi invernali una polemica sull’uso di poliziotti dell’Ice nella protezione degli atleti americani? Sala e Calabresi non sono tipi alla Iacchetti, ricordano piuttosto un personaggio di P.G. Whodehouse, Bertie Wooster quando le pestifere zie lo costringono a tenere un comizio pro Tory al collegio delle fanciulle. Mi pare di leggere in loro l’imbarazzo di Bertie nel dover fare i conti con quella cosa disagevole che è la politica, disturbatrice di una vita tranquilla.

Eppure qualche “zia – spin off” li ha convinti che attaccare Donald Trump possa aiutare a contenere il molesto Majorino. Anche loro però dovrebbero riflettere sul fatto che la gente non è stupida come talvolta si presume. La condotta dell’amministrazione Trump con le sue tragiche conseguenze in Minnesota è stata pericolosamente sbagliata come pare si stiano rendendo conto anche a Washington. Però la delegazione degli atleti americani non sarà la sola che arriva a Milano, ci saranno anche l’iraniana e la russa, e non saranno accompagnate da dame di San Vincenzo, bensì da uomini di servizi che hanno collaborato alla morte in tre anni di oltre un milione di persone in Ucraina e di trentamila studenti, ragazze e bazaris in una settimana in Iran. Se ci si mobilità per i gravi errori dell’amministrazione Trump in Minnesota, che cosa si farà per casi ben più crudeli e clamorosi? Le vicende che ho elencato lasciano interdetti sulla qualità della leadership di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Maurizio Landini, Alessandro Bonelli e Nicola Fratoianni, e indicano una regressione culturale di un partito come il Pd che pure raccoglie l’esperienza di grandi scuole politiche come quella della sinistra Dc e del Pci.

Molto di quel che avviene deriva da quando fu “toccata” la Costituzione che “non si deve toccare” eliminando sostanzialmente l’immunità parlamentare e rendendo quasi impossibile le amnistie, facendo saltare il compromesso del 1947 quando si riconfermò l’assetto corporativo della magistratura voluto dal fascismo con però solide garanzie per l’autonomia degli istituti della sovranità popolare. Al di là delle responsabilità di tanti magistrati figli della grande scuola del diritto italiano, si costituì così un potere corporativo che esercitò di fatto (prescindendo dalle singole volontà) non più solo un sacrosanto controllo di legalità ma un improprio ruolo politico devastando i disobbedienti (prima Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Arnaldo Forlani, e poi Silvio Berlusconi) e commissariando i sottomessi (richiamando all’ordine i Ciampi, i Conso, i D’Alema i Prodi&Mastella fino a Giorgio Napolitano, quando manifestavano troppa indipendenza).

Alla fine la destra, pur un po’ logorata da trent’anni di ampio commissariamento della politica, ha trovato una via d’uscita a questa situazione con la legge Nordio, mentre la sinistra godendo di un potere sostanzialmente poco legittimato dagli elettori, ha perso legami fondamentali con la società e quindi con la realtà. Come nel 1947 nonostante il decisivo ruolo dei Savoia nell’Ottocento per l’Unità d’Italia, solo la Repubblica consentì di far fare un salto in avanti all’Italia, così oggi, senza mettere in discussione l’onestà e talvolta l’eroismo di tanti magistrati, solo la fine di un improprio potere corporativo può consentire il ritorno di una politica seria nella nostra nazione. Insomma: o la separazione delle carriere o il caos.

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