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Guardiano, Nicolò Zanon: "Il giudice schierato con il No doveva astenersi"

di Fausto Carioti lunedì 9 febbraio 2026

4' di lettura

Nicolò Zanon, giurista e vicepresidente emerito della Corte Costituzionale, è presidente del comitato “Sì Riforma”, vicino alla maggioranza di governo. Ha molte cose da dire sul comportamento di Alfredo Guardiano: il giudice della Corte di cassazione che partecipa sia agli eventi dei comitati del No, sia al collegio che ha accolto la richiesta referendaria di uno di questi comitati.

Professor Zanon, da una parte c’è l’articolo 111 della Costituzione, secondo cui il giudice deve essere «terzo e imparziale». Dall’altra c’è il giudice Guardiano. Sono conciliabili?
«Direi proprio di no. Il dottor Guardiano non capisce che, agli occhi delle persone, l’apparenza di imparzialità di un giudice ha la stessa importanza della sua imparzialità reale. Nessuno mette in dubbio che lui sia stato corretto nel contribuire alla decisione, e al tempo stesso nessuno contesta, in principio, la sua libertà di espressione. Ma egli sa bene che, in quanto magistrato, questa libertà incontra dei limiti».

Quali sono questi limiti?
«Sono quelli che anche il presidente Sergio Mattarella ha indicato ai magistrati: “Giudici e pubblici ministeri hanno il dovere di essere e di apparire - apparire ed essere - irreprensibili e imparziali, in ogni contesto”. Come può questo magistrato non comprendere che, agli occhi dei cittadini, se esterna le sue convinzioni a favore del No e poi decide cause strettamente connesse al referendum, la sua immagine di giudice risulta compromessa?».

Eppure Guardiano sostiene che «non esiste alcun conflitto. Il provvedimento non ha nessuna influenza sul contenuto del referendum ed era una questione strettamente tecnica».
«Alla faccia della questione tecnica! Ma la madre di tutte le riscosse del No non era la decisione sul quesito referendario da cambiare e sulla data del voto da spostare, dopo la gloriosa raccolta di firme per ottenere un referendum che altri (opposizione compresa) avevano già richiesto? Aderiamo agli appelli alla moderazione del presidente Mattarella, ma non vogliamo essere presi in giro...».

Cosa avrebbe dovuto fare Guardiano?
«Astenersi per gravi ragioni di convenienza e di opportunità, come la legge gli consente di fare. Ci voleva molto a capire che, facendo finta di niente, ne sarebbe scaturita una polemica?».
Il governo ha risposto all’ordinanza della Corte di Cassazione confermando la data del referendum e limitandosi a cambiare il testo del quesito. Ora c’è il rischio che il comitato che ha raccolto le firme presenti ricorso. La data del voto potrebbe cambiare? «Vedremo se i “giuristi volenterosi” vorranno continuare a battagliare sulla data del voto, anziché impegnarsi in una campagna di argomentazioni da offrire ai cittadini. Ho l’impressione che si stiano rendendo conto di fare la figura di quelli che, in realtà, hanno paura del voto e vorrebbero solo guadagnare tempo. Raccogliere firme per ritardare un referendum già chiesto, come hanno fatto loro, è un singolare modo di vivere la democrazia...».

A giudicare dai sondaggi il Sì è sempre in vantaggio, ma il distacco si assottiglia. Eppure la grande maggioranza degli elettori è molto critica sul modo in cui la giustizia è amministrata in Italia. Come se lo spiega?
«Me lo spiego con il carattere tecnico delle questioni che la riforma affronta, che non sono facili da tradurre in modo comprensibile per gli elettori. Per questo siamo tutti chiamati a un’opera di semplificazione dei messaggi, che però non deve scadere al livello infimo delle bufale raccontate da quelli del No. Tante persone in buona fede sono state arruolate al grido “Difendiamo la Costituzione”, ma, in realtà, vengono utilizzate per difendere il potere dell’Anm, che attraverso le correnti ha colonizzato il Csm».

Molti aspetti della riforma e del referendum sono ancora ignoti agli italiani. Dove insisterete con la vostra opera di semplificazione?
«Prima cosa: andare a votare. È un referendum senza quorum di partecipazione. Molti lo confondono con quello abrogativo e pensano che, se stanno a casa, “conservano” la riforma. È proprio il contrario! La legge passerà solo se vincono i Sì, anche di un solo voto. Quindi il 22 e il 23 marzo bisognerà andare al seggio. Seconda: vogliamo spiegare perché il sorteggio libererà il Csm e i magistrati dal controllo delle correnti dell’Anm. E questo servirà ai cittadini, che nei tribunali avranno magistrati più sereni e autonomi, non più costretti a inchinarsi alle correnti per fare carriera. Terza: dovremo spiegare agli italiani cos’è l’Alta Corte disciplinare, una delle grandi novità previste dalla riforma».

Come renderete questo argomento comprensibile?
«Facendo capire che sarà un organo autorevole e davvero “terzo” rispetto ai magistrati, disegnato per sostituire la sezione disciplinare del Csm, oggi incline a una giustizia “domestica”, spesso “perdonista” e in cui prevalgono le appartenenze correntizie. Servirà non tanto a punire di più, quanto a ridare fiducia nei magistrati, perché a vegliare sui loro comportamenti non sarà più un organismo eletto dalle correnti».

Il sorteggio dei magistrati che faranno parte dei due Csm e dell’Alta Corte disciplinare è l’aspetto della riforma che gli elettori più faticano a comprendere.
«Dovremo spiegare che il sorteggio non sarà fatto tra i passanti, ma tra magistrati che hanno superato un concorso difficile e ogni giorno giudicano sui nostri beni e le nostre libertà. Avendo questi poteri e queste competenze, potranno ben occuparsi anche della vita professionale dei loro colleghi...».

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