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Tutti promossi… o quasi. Il numero è alto, ben 9718 idonei su 9797 valutati. Vale a dire il 99,2%. Praticamente un’unanimità bulgara. A cosa si riferiscono questi numeri? Secondo i dati del ministero della Giustizia, dal 2021 al 2025 sono i numeri di quasi tutti i magistrati che hanno ottenuto dal Csm una valutazione positiva di professionalità. Tutti bravissimi, tutti impeccabili. Capacità, laboriosità, diligenza, impegno: un coro da conservatorio. Eppure, come ricordava il professor Giuseppe Di Federico, il corporativismo ha portato alla “sostanziale eliminazione delle valutazioni di professionalità”. Traduzione: promossi comunque.
Basta leggere le storie che anche Il Foglio ha ricostruito per capire che qualcosa non torna. C’è il pm antimafia che rivela notizie coperte da segreto a un legale di ’ndranghetisti: per il Csm una “caduta di tensione isolata”. C’è chi depositava sentenze con ritardi biblici. Tutti avanti di grado.
Il caso che, però, lascia senza parole è quello del giudice intercettato per strada da un carabiniere, mentre parlava con una persona da lui stesso indagata. Alla domanda dell’indagato, il magistrato avrebbe risposto così: "Non utilizzare il telefono. Tu devi togliere la sim, fare un altro numero, magari straniero e il resto devi tirare avanti per oltre due anni perché poi scade comunque".
Non un consiglio qualsiasi: liberarsi della sim, cambiare numero, aspettare la prescrizione. Il magistrato ha sostenuto di aver fornito una risposta "astratta e generica". Il procedimento penale è stato archiviato, ma il Csm lo ha trasferito d’ufficio. Finita lì? Macché. Il 2 aprile 2025 il plenum ha riconosciuto la settima valutazione di professionalità positiva. Per il Consiglio si è trattato di "un episodio unico", "rimasto del tutto isolato". Insomma, è stato "acclarato" che un giudice ha suggerito a un indagato di buttare la sim, ma ciò non incide sulla carriera. Tutti promossi. Sempre e comunque. Ad maiora.