In questa seconda fase dello scontro sul referendum il cartello dei No ha usato la clava. I settori del No che contano davvero, cioè una parte della Anm, una parte del Pd, Avs e M5S, hanno assunto un atteggiamento così duro perché c’è in ballo il sistema di potere costruito dal 1989 in poi dopo la fine del pericolo comunista. Infatti, se l’Italia fosse un Paese normale, lo sdoppiamento delle carriere avrebbe dovuto essere realizzato già dal 1989, quando Vassalli riuscì a rovesciare il sistema inquisitorio ereditato dal fascismo in quello accusatorio tipico di una liberaldemocrazia. Allora l’operazione non riuscì perché fu contrastata da chi stava costruendo un sistema di potere fondato largamente sull’uso politico della giustizia.
Paradossalmente per la componente giudiziaria di questo schieramento quello che dal più fastidio non è tanto lo sdoppiamento delle carriere ma il passaggio al sorteggio che toglierebbe alle correnti la leva fondamentale del loro potere, cioè la lottizzazione attraverso la quale cinquanta cacicchi dell’Anm hanno potere di vita e di morte sulla carriera di 9mila magistrati.
In questo sistema, c’è stata una corrente che aveva una marcia in più cioè Magistratura Democratica perché, essendo organicamente connessa con il Pci fondato sul centralismo democratico, che indicava dall’alto dalla Direzione alle Federazioni e poi alle Sezioni le preferenze per i candidati da eleggere, è avvenuto che un certo numero di magistrati ha alternato la sua presenza in Parlamento con quella in magistratura: ciò spiega anche perché recentemente la Cassazione ha rovesciato il pronunciamento del Tar sullo svolgimento del referendum.
Le cose non si fermavano qui. Una sorta di regola non scritta dall’Anm al Csm prevedeva che la corrente di centro Unione per la Costituzione si alleasse in modo sistematico con Md e le altre correnti di sinistra. Il caso Palamara è esploso perché a un certo punto questi ha rovesciato le alleanze della corrente di centro alleandosi con quella di destra di Magistratura Indipendente. A quel punto Md ha reagito esagerando, nel senso che non ha usato un killer solitario, ma ha tirato la bomba atomica. Palamara fu accusato di un reato inesistente, la corruzione, per cui nel suo telefonino fu immesso il trojan che consente intercettazioni telefoniche ma anche ambientali. Se non che Palamara era uno dei 50 cacicchi che gestivano il traffico delle promozioni e delle assegnazioni di sede, per cui le intercettazioni del trojan coinvolgevano ben altro che i cinque soggetti che si erano incontrati all’hotel Champagne e che furono i primi ad essere intercettati.
A quel punto lo scandalo è stato delimitato e soffocato con ogni forzaturapossibile. Quel Csm a andava sciolto, invece sono stati fatti dimettere solo i 5 presenti all’hotel Champagne e Palamara addirittura espulso dalla magistratura, mentre centinaia di chat e di intercettazioni sono state sotterrate. Essendo gestito il tutto dalla Guardia di Finanza di Roma come polizia giudiziaria alle dipendenze del Procuratore Pignatone i colloqui tra questi e Palamara non sono stati intercettati perché per strana coincidenza in quelle ore non era in funzione.
Da tutto ciò emerge il fatto che alcuni settori dell’Anm, la maggioranza del Pd, alcuni giornali, Conte e il M5S, Avs conducono una battaglia durissima che va ben oltre la forma e la sostanza del referendum perché viene messo in questione un sistema di potere politico-mediatico giudiziario che era funzionale alla conquista del potere politico da parte della componente post comunista. Ciò spiega il paradosso che stiamo vivendo e cioè che il sistema inquisitorio prodotto a suo tempo dal fascismo oggi è stato messo in questione da un governo di centrodestra perché di quel sistema inquisitorio si era a suo tempo impadronito la componente post comunista della sinistra che ora difende con le unghie e con i denti ciò che di esso tuttora rimane in piedi.
di Fabrizio Cicchitto
Presidente di ReL, Riformismo e Libertà, direttore Civiltà Socialista