È scontro aperto nella campagna per il referendum sulla giustizia, giunta alla fase cruciale e trasformatasi in dibattito mediatico costante. L’ultima bordata arriva dalla voce critica della sinistra di Massimo Giannini.
A Otto e Mezzo, programma di approfondimento politico di La7, condotto da Lilli Gruber, Giannini ha infatti replicato secco alle parole del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, definendo quella del Guardasigilli “un’offensiva politica” che a suo avviso “serve a intimidire i magistrati”.
Nel mirino c’è la recente uscita del ministro, resa in questi giorni durante interviste e interventi pubblici, in cui ha descritto i meccanismi interni della magistratura come un “sistema para-mafioso” dominato da correnti e consorterie autoreferenziali, sostenendo che il sorteggio per la composizione del Csm potrebbe spezzare quel “verminaio correntizio”.
Per Nordio questa è la strada per restituire credibilità alla giustizia: meno lobby interne, meno intrecci professionali, più trasparenza. In più c’è la richiesta del ministero della Giustizia di rendere noti i nomi dei finanziatori del comitato “Giusto dire NO” per evitare conflitti d’interesse tra magistrati.
Giannini contro Nordio, guarda qui il video di Otto e mezzo su La7
Per Giannini è solo un attacco frontale, Lilli Gruber spiega: “L'ANM ha risposto che non può, perché il comitato è un soggetto autonomo anche giuridicamente. Il governo l'ha posta come una richiesta di trasparenza… o è una lista di proscrizione? Giannini non è tenero: “Nordio aveva cominciato con un attacco diretto ai magistrati all'inaugurazione dell'anno giudiziario, dicendo che le toghe sono sostanzialmente sovversive, poi ha aggiunto l'altra offensiva in cui dice che il CSM usa metodi para-mafiosi e infine l'ultima perla. Questa richiesta, poi, arriva dalla capo-gabinetto del ministro Nordio che si chiama Giusy Bartolozzi, finita nell'inchiesta relativa ad Almasri, indagata. Ora pende un conflitto di attribuzione e mi chiedo come faccia un capo-gabinetto con questo pregresso a continuare ad esercitare le sue funzioni. L'ANM non fa raccolta di denaro, è una richiesta del tutto incongrua dal punto di vista giuridico. Politicamente dovrebbe chiedere la stessa cosa anche a chi finanzia e sostiene le ragioni del SI. La verità è un'offensiva di tipo politico che serve ad intimidire i magistrati".
"Nasce dal fatto che il governo Meloni-Nordio la riforma la vuole fare e c'è un'escalation evidente - conclude Giannini -, perché le ragioni del NO stanno crescendo ogni giorno di più”. Quindi, per Giannini, è “una delegittimazione” degli organi di autogoverno della magistratura, con il chiaro obiettivo di indirizzare l’esito del voto e mettere sotto pressione i giudici.