Tra Nicola Gratteri, secondo cui a votare Sì sono “imputati e massoni”, e Carlo Nordio, che ha parlato a proposito del Csm di “metodi mafiosi”, il clima è piuttosto infuocato. Lei, Antonio Di Pietro, con chi sta? «Hanno fatto a chi tira la palla più in alto, spostando entrambi l’attenzione sul quesito del referendum. Io sento il dovere civico di spiegare le ragioni per cui è giusto approvare questa riforma, per questo mi sono imposto di non commentare nessuno dei due».
Fatto sta che più si va avanti, più il rischio che il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo si trasformi in un voto sul governo Meloni si fa concreto. Anzi, forse, ormai, è inevitabile. Cosa ne pensa?
«L’imbarbarimento del dibattito avrà come unica drammatica conseguenza che il cittadino sarà più sfiduciato di prima e rinuncerà a votare. Con il risultato è una riforma così importante e necessaria per mantenere un sano equilibrio dei poteri finirà per allontanare i cittadini dal voto. E questo, al di là di chi vincerà, è una lesione della democrazia. Le maggioranze e i governi passano, ma la Costituzione resta».
Ciò che ha fatto breccia in tante persone il timore che questa riforma, al di là di quello che c’è scritto nel testo, porterà pian piano verso un sistema in cui il governo controlla la magistratura. Come smentire questa preoccupazione su conseguenze future?
«Non c’è niente di peggio che parlare alla pancia delle persone, lanciare suggestioni e prenderle come presupposti per poi criticare la riforma è scorretto. Ma la cosa che più mi amareggia è che a sostenere il No, con argomenti falsi, siano i sacerdoti della giustizia, i magistrati».
In che senso?
«Ho chiesto a mia sorella, che ha la terza elementare: “Cosa ne pensi del referendum?” E lei mi ha detto: “Tra un politico e un magistrato, mi fido di più del magistrato”. La cosa grave è che persone che godono, per il ruolo che rappresentano, della credibilità e della fiducia dei cittadini, raccontino il falso. È un crimine etico».
Sono parole pesanti.
«Il fatto che persone il cui lavoro si fonda sulla fiducia dei cittadini li inducano volutamente in errore, raccontando il falso, è una truffa etica”.
Qual è il falso a cui si riferisce?
“Dire che questa riforma diminuisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. È falso».
Dicono che è il primo passo per arrivare a quell’esito.
«Ma il secondo passo, se mai ci sarà, deve passare attraverso una nuova riforma costituzionale. Una legge ordinaria non basta per limitare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Io voglio un giudice che abbia una carriera diversa dal pm. Io ho svolto entrambe le funzioni e ho vissuto sulla mia pelle, prima da pm e poi da indagato, il connubio esistente tra giudici e pm. Il secondo passo, cioè un pm sottoposto all’esecutivo, non è possibile perché un magistrato ha l’obbligatorietà dell’azione penale, l’autonomia, la possibilità di fare indagini a tutto campo. Lo può fermare solo una bomba o un altro pm. Se invece si dice: “Ma si possono fare altre leggi ordinarie che limitino il potere della magistratura”, questa vale sempre, anche se non passa la riforma».
Il cambiamento che il fronte del No combatte con più forza è lo sdoppiamento del Csm e il sorteggio per sceglierne i membri. Lasciamo stare i “metodi mafiosi”. C’è un problema nei metodi di funzionamento del Csm? O non c’è?
«Io credo sia necessario che chi svolge ruoli totalmente diversi come pm e giudice, visto che il pm fa le indagini e il giudice valuta se l’indagine sia giusta o meno, faccia parte di due famiglie diverse. E questo è possibile se ci sono due Csm diversi, perché il Csm si occupa di promozioni, trasferimenti, assegnazioni di incarichi. È un controsenso che nel Csm i rappresentanti dei giudici debbano decidere chi va a fare il procuratore generale a Milano»”.
Nella sua esperienza come funziona oggi il Csm?
«Prima di Nordio, l’hanno detto fior fiore di magistrati che oggi dicono il contrario. Il caso Luca Palamara lo abbiamo scoperto perché Palamara è stato intercettato. Ma il Csm è stato infarcito di casi simili, tanto è vero che l’anno scorso per nominare il procuratore di Roma ci hanno messo sei, sette mesi perché non si mettevano d’accordo le correnti: io ti dò il procuratore di Roma, tu mi dai il presidente della corte di Appello di questo o quel tribunale...».
Come definirebbe questi metodi?
«Clientelari, di spartizione del potere da parte di una realtà, l’Anm, che formalmente sta sullo stesso piano della bocciofila, ma che nel tempo ha assunto un ruolo da quarto potere dello Stato. Tanto è vero che nell’ultima elezione del Csm i candidati erano quattro, uno per corrente, e sono stati eletti tutti e quattro».
Altri obiettano che questa riforma indebolisca l’equilibrio dei poteri, voluto dai Costituenti.
«Quale potere? Chi la spara grossa può anche dire che questa riforma devierà il corso della Luna. La verità è che ci stiamo togliendo tutte le scorie del codice Rocco e il nostro sistema accusatorio dovrebbe essere preso come esempio da tutti i Paesi per la totale autonomia della magistratura e la parità tra le parti».
Giustizia all'italiana, la abbiamo definita ieri, lunedì 16 febbraio, in prima pagina su Libero. Il nostro titolo di apertura del quotidiano, lo scandaloso caso di un clandestino condannato 23 volte e che però, per i magistrati, deve essere risarcito. In breve, la storia: un algerino con una infinita sequela di condanne alle spalle - tra cui tentate rapine e una donna pestata a sangue - dovrà ricevere 700 euro dal ministero dell'Interno come risarcimento per il fatto di essere stato in Albania in attesa del rimpatrio.
Un caso paradossale, grottesco, ma tremendamente reale. Un caso su cui decide di intervenire anche Giorgia Meloni. Il premier lo fa con un video, pubblicato sui suoi canali social, in cui riassume la vicenda e picchia durissimo contro una certa parte della magistratura. Di seguito, vi riportiamo il testo integrale dell'intervento di Meloni:
Un cittadino algerino, irregolare in Italia che ha alle spalle 23 condanne tra le quali lesioni per aver picchiato a calci e pugni una donna, non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito in un centro in Albania per il rimpatrio.
Alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un'espulsione, ma che il ministero dell'Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione.
Io penso che sia lecito chiedersi come si possa contrastare seriamente l'immigrazione illegale se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene sanzionato per aver provato a far rispettare le regole.
Ciò nonostante il governo continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare i rimpatri, per contrastare l'immigrazione irregolare e per garantire sicurezza e legalità ai cittadini anche attraverso le iniziative che l'Italia sta portando avanti in Europa.
Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare. Il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa.
Accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile. E chi non intende farlo non è benvenuto in Italia.