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Bruti Liberati contro Meloni: "Nessun movente politico, cosa rischiamo"

mercoledì 18 febbraio 2026

2' di lettura

Secondo Edmondo Bruti Liberati "non c'è nessun movente politico" dietro alla sentenza che ha portato la giudice del Tribunale di Roma ad accordare un corposo risarcimento economico a un immigrato clandestino già condannato per 23 volte. Sentenza che non è un caso unico e che ha portato la premier Giorgia Meloni ad attaccare in un video "certa magistratura" politicizzata, che sembra operare in contrapposizione al governo in particolar modo per quanto riguarda le politiche sull'immigrazione.

"Non è la prima volta che la presidente del Consiglio interviene per criticare decisioni di singoli magistrati", tuona Bruti Liberati, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati e storica toga della Procura di Milano tra anni Novanta e Duemila, intervistato da La Stampa

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"È già accaduto in passato, soprattutto in materia di immigrazione. Il governo ha il pieno diritto di definire la propria politica sull’immigrazione, ma i magistrati hanno il dovere di applicare la legge secondo la Costituzione e i principi europei. Se una decisione non piace, esistono i mezzi di ricorso. Questo è lo Stato di diritto", sottolinea Bruti Liberati. 

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Nel caso specifico, il migrante algerino era stato trasferito dal Cpr di Gradisca all'Albania. Proprio i centri realizzati sull'altra sponda dell'Adriatico, in seguito ad accordo politico tra i governi di Roma e di Tirana, sono stati a lungo nel mirino delle toghe italiane e lo sono tuttora. Bruti Liberati però rifiuta la definizione di giustizia politicizzata.

"È un’etichetta che viene usata in varie circostanze. È accaduto per decisioni sull’immigrazione di diversi giudici e della Corte di Cassazione, ma anche per pareri della Corte dei Conti su grandi opere. Attribuire un movente politico a ogni decisione non condivisa è un approccio che finisce per delegittimare il ruolo di controllo previsto dalla Costituzione". "I toni eccessivi non aiutano - conclude Bruti Liberati -. Chi ricopre incarichi istituzionali di vertice dovrebbe evitare espressioni che possano essere interpretate come delegittimanti. Il confronto è legittimo, ma va mantenuto entro limiti di rispetto reciproco". Parole sagge, che andrebbero applicate però anche alle toghe che, davanti al referendum sulla giustizia, paventano rischi di tracollo democratico.

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Redazione

Giorgia Meloni, l'irregolare condannato 23 volte da risarcire: "Chi non vogliamo in Italia", bordata alle toghe

Giustizia all'italiana, la abbiamo definita ieri, lunedì 16 febbraio, in prima pagina su Libero. Il nostro titolo di apertura del quotidiano, lo scandaloso caso di un clandestino condannato 23 volte e che però, per i magistrati, deve essere risarcito. In breve, la storia: un algerino con una infinita sequela di condanne alle spalle - tra cui tentate rapine e una donna pestata a sangue - dovrà ricevere 700 euro dal ministero dell'Interno come risarcimento per il fatto di essere stato in Albania in attesa del rimpatrio.

Un caso paradossale, grottesco, ma tremendamente reale. Un caso su cui decide di intervenire anche Giorgia Meloni. Il premier lo fa con un video, pubblicato sui suoi canali social, in cui riassume la vicenda e picchia durissimo contro una certa parte della magistratura. Di seguito, vi riportiamo il testo integrale dell'intervento di Meloni:

Un cittadino algerino, irregolare in Italia che ha alle spalle 23 condanne tra le quali lesioni per aver picchiato a calci e pugni una donna, non potrà essere trattenuto in un Cpr né trasferito in un centro in Albania per il rimpatrio.

Alcuni giudici hanno stabilito non solo che non ci sarà un'espulsione, ma che il ministero dell'Interno dovrà risarcirlo con 700 euro per aver tentato di far rispettare un provvedimento di espulsione. 

Io penso che sia lecito chiedersi come si possa contrastare seriamente l'immigrazione illegale se chi viola ripetutamente la legge resta sul nostro territorio e lo Stato viene sanzionato per aver provato a far rispettare le regole.

Ciò nonostante il governo continuerà con determinazione il proprio lavoro per rafforzare i rimpatri, per contrastare l'immigrazione irregolare e per garantire sicurezza e legalità ai cittadini anche attraverso le iniziative che l'Italia sta portando avanti in Europa.

Gli italiani hanno votato il centrodestra anche per questo, per ristabilire regole chiare e farle rispettare. Il governo lo sta facendo con determinazione nonostante una parte politicizzata della magistratura continui a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa.

Accogliere chi ha diritto è doveroso, rispettare le leggi italiane è indispensabile. E chi non intende farlo non è benvenuto in Italia.