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Referendum, l'imprenditore Gozzi: "Il vero male della giustizia è il sistema correntizio"

domenica 1 marzo 2026

3' di lettura

Sull’invito in basso a destra c’è una fila di fabbriche stilizzate, hanno le ciminiere alte simbolo del lavoro operaio e della storia produttiva di un territorio. Le ciminiere oggi sono archeologia industriale, ci ricordano perché lo sviluppo non può prescindere dall’identità della nazione, dalle persone, dalle professionalità.

Anche di questo si è parlato ieri a Bologna all’evento “Giustizia e imprese, le implicazioni del referendum” con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, in dialogo con Antonio Gozzi, presidente Duferco, e il direttore di Libero Mario Sechi a moderare l’incontro. Si è parlato di quanto il tema della giustizia sia così rilevante per l’economia di un Paese, e di quali conseguenze la riforma che separa le carriere tra giudici e pm possa avere sul sistema produttivo dell’Italia. Non certo una questione di poco conto. La sala dell’Auditorium Illumia è piena, il pubblico attento.

«La riforma non è la bacchetta magica», premette Mantovano, «non immaginiamo che se il sì confermerà la riforma dalla sera alla mattina tutto si risolve. Ma pone le premesse per eliminare quello che è il vero male della magistratura italiana e quindi della giustizia italiana di oggi: la copertura correntizia». Il sottosegretario, che è stato tra l’altro vicepresidente del Centro studi Rosario Livatino, composto da giuristi, avvocati ed esperti di Diritto, la definisce «una sorta di assicurazione che sottoscrive il magistrato e che, in alcuni casi, funziona da copertura nei confronti di sciatterie, inadempienze e violazioni disciplinari». Inevitabile, quindi, citare la vicenda dell’ex presidente dell’Anm Luca Palamara, il quale «non ha agito da solo», ha ricordato Mantovano. «Credo», ha aggiunto, «che nessuno dentro e fuori da quest’aula possa sostenere a occhi aperti che la situazione sia radicalmente cambiata rispetto al 2018. Il sorteggio, a differenza di quello che si dice, non è umiliante. Perché temono il sorteggio allora? Perché disarticola le correnti». In quanto al presunto intento punitivo nei confronti delle toghe rimproverato dal fronte del No al governo, Mantovano taglia corto: «C’è molta retorica e molta enfasi sul punto, ma non è intenzione del governo, di chi sostiene questa riforma, utilizzare lo strumento disciplinare per condizionare le decisioni giudiziarie».

Al direttore Sechi che chiede se i toni si sono abbassati dopo l’intervento del presidente Mattarella, Mantovano risponde: «Non so quanto sia cambiata la musica della campagna referendaria a seguito dell’intervento del capo dello Stato. Mi auguro che il suo intervento sia d’ora in avanti seguito alla lettera, perché è stato assolutamente provvidenziale». D’accordo anche Gozzi, leader del gruppo siderurgico Duferco, che vanta fabbriche e uffici in più di 50 paesi e che negli anni ha sviluppato business diversificati in diversi settori, e di Federacciai. Il suo è stato il punto di vista dell’imprenditore, di chi spesso si trova a lavorare e a fare i conti con una giustizia non sempre a misura di impresa. Sull’invito al convegno era stampata in rosso una frase dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi: «Ogni cittadino deve poter affidare serenamente le proprie sicurezze, sostanze, libertà a un sistema giudiziario indipendente e imparziale, preparato e solerte». ® RIPRODUZIONE

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