Bonafede ritorna. No, non al governo. Ma in tv e rinnega quello che diceva da guardasigilli. Le meraviglie dei Cinquestelle, gli smemorati. L’altra sera, da Lilli Gruber, l’ex ministro si è esibito nell’esercizio della polvere sotto al tappeto. Separazione delle carriere? Sorteggio? Chi sbaglia paga? Mica ero io a via Arenula. Ovviamente don Alfonso si è fatto vivo in prossimità del referendum sulla giustizia e ha adottato lo schema caro agli indagati nelle varie fasi del procedimento penale: Santa Nega è da adorare.
Eppure non tutti sono disponibili a resettare la memoria. Nel Conte 1 il ministro della giustizia era proprio lui e dovrebbe ricordare che nel contratto di governo con la Lega c’era anche il sorteggio del Csm. Infatti, si prevedeva la riforma del sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura con l’obiettivo di ridurre il peso delle correnti associative della magistratura; limitare le logiche spartitorie interne e garantire maggiore indipendenza dei magistrati.
Il testo indicava la possibilità di introdurre meccanismi di sorteggio tra i magistrati eleggibili. Era l’11 luglio 2019 quando Bonafede annunciò ufficialmente l’intenzione di introdurre proprio il sorteggio (temperato, quello che contesta ora al Parlamento...) per l’elezione dei membri togati del Csm. Non appena il ministro terminò con i suoi propositi, arrivò - manco a dirlo - il forte scontro con le solite toghe dell’associazione magistrati, decisamente contraria a un meccanismo che limitava - secondo loro- l’autogoverno della magistratura. La riforma scivolò negli abissi. Improvvisamente, Bonafede ci deve aver ripensato: adesso, la riforma che pure lui voleva, «cambia il rapporto tra politica e magistratura».
La sua tesi centrale è che non si tratta di una riforma tecnica, ma di un cambiamento strutturale dei rapporti tra i poteri dello Stato. E questo senza indicare in quale articolo della riforma costituzionale sia previsto lo stravolgimento. Poi, la faccia tosta sul sorteggio, che è il vero spauracchio delle correnti della magistratura, e come pensava pure lui un tempo. Bonafede è arrivato a sostenere che il sorteggio previsto per i magistrati è limitato a pochi candidati (e non è vero). Poi, che i membri laici continuano a essere scelti dalla politica, e anche questa è una finzione che ripetuta più volte non rappresenta la verità (dovrebbe conoscere anche lui che cosa vuol dire Parlamento e maggioranze qualificate).
In sostanza: secondo l’ex ministro si parla di sorteggio, ma il peso politico resterebbe determinante. Una balla gigantesca. In studio dalla Gruber c’era Paolo Mieli, che ha smontato le teorie più recenti di Bonafede. E il giornalista ha avuto buon gioco nel ricordare che il sistema attuale di elezione del Csm ha mostrato gravi distorsioni correntizie. «Intervenire sui meccanismi di selezione» non è automaticamente un attacco all’autonomia. Come non ricordare che la riforma nasce anche dagli scandali interni alla magistratura... «Ti rende poco credibile la difesa dello status quo», ha detto Mieli. Che poi ha insistito sulla separazione delle carriere, tutt’altro che un controllo politico. È sbagliato ignorare che molti Paesi europei hanno sistemi separati tra pm e giudici, e questo non significa necessariamente subordinare i pm alla politica. Insomma una figuraccia, che chi ha rivestito l’incarico di ministro della giustizia avrebbe potuto tranquillamente risparmiarsi. Oggi, dal centrodestra, arriva esattamente la riforma che si voleva anni fa e che Bonafede adesso ripudia. Ci sono nuove poltrone in vista?