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Dopo gli insulti arrivano le minacce per i "disertori" del fronte del "No"

Toni bassi? No, il fango aumenta. In particolare tra i progressisti è iniziata una caccia all'uomo, tra accuse e liste di proscrizione
di Lorenzo Mottola domenica 15 marzo 2026

2' di lettura

Più si fantastica di toni bassi, più il fango aumenta. A prescindere da quale sarà il risultato del referendum di settimana prossima, qualche conclusione si può già anticipare, per esempio che il livello del dibattito ha raggiunto abissi inesplorati. In particolare, a sinistra è iniziata una sorta di caccia al disertore, tra accuse, piccole liste di proscrizione e addirittura minacce via social nei confronti di chi, sulla riforma, osa scostarsi da quello che parrebbe essere il vero obiettivo della campagna per il No, ovvero creare un danno d’immagine a Giorgia Meloni. La riforma deve essere fermata, a tutti i costi.

Una linea che rappresenta un problema per quanti nel Pd e dintorni hanno sostenuto per anni la necessità della separazione delle carriere, anche nelle mozioni congressuali perla segreteria (Martina-Serracchiani, per dirne una). E chi non cambia finisce bastonato.

L’ultimo caso della serie riguarda Luigi Marattin, ex Dem renziano oggi Libdem, che per aver osato postare un video pro-riforma s’è trovato di fronte al seguente pacato avviso: «Finirai a piazzale Loreto». Nel dettaglio: «Luigi attento, l’aria può cambiare, è successo in passato, studia un po’ la storia e vedrai che i piazzali Loreto sono stati tanti, potresti trovarti in futuro con i piedi non proprio per terra». Il giorno prima era toccato a Giuliano Pisapia beccarsi del «vecchio» per aver dichiarato di aver scelto il Sì. Il che per la verità, viste le posizioni storiche dell’ex sindaco di Milano sulla giustizia, rappresenta tutto tranne che un improvviso cambio di fronte senile. Tra i tanti finiti nel mirino come dissidenti, si segnalano anche Ettore Rosato e Pina Picierno.

Per quest’ultima essere presa a insulti da sinistra è ormai una tradizione, già accusata dai Cinquestelle di essere «un’infiltrata fascista» in seno ai progressisti e coperta di improperi per aver partecipato a una trasmissione radio dei giovani Fdi. Il Fatto Quotidiano, tra i suoi blog, ha anche pubblicato una “Fenomenologia della sinistra che vota Sì al referendum”. Il tutto per arrivare di nuovo alla conclusione di Nicola Gratteri, ovvero che chi si schiera con Nordio è un delinquente e che, in quanto malavitoso, odia i giudici e «vuole liberare la sua Casta» da ogni tipo di controllo. Quale Casta? «La classe politica allargata – che comprende non solo il personale di partito, ma anche vaste faune colluse di lobbisti e affaristi – ormai omologata al proprio interno dall’istinto di sopravvivenza e dalla comune fruizione della condizione privilegiata», spiega il saggista Pierfranco Pellizzetti, che mette all’indice come traditori Franco Bernabè e l’ex giovane socialista Luca Josi.

Tornando ai bilanci preventivi, questa campagna referendaria ha già mostrato un fatto: il solo parlare di riforma ha fatto saltare il centrosinistra. Difficile immaginare che qualcuno nel campo di Schlein e Conte in futuro pensi di rimettere le mani sulla pratica. Il che non fa che avallare la tesi di Giorgia Meloni: o passa questo referendum o per provare a cambiare la giustizia probabilmente non ci saranno altre occasioni.

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referendum giustizia

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