Vince il No al referendum sulla giustizia e l'Anm diventa soggetto politico? Lo dice Luciano Capone sul Foglio, ricordando - a sostegno della sua tesi - che l'Associazione nazionale magistrati è stata la prima a muoversi contro la riforma Nordio, mentre i partiti politici erano ancora incerti su come muoversi perché spaventati dai sondaggi che davano il Sì in vantaggio. "Già il 14 settembre 2025, quando ancora la riforma non era stata approvata in seconda lettura alla Camera e al Senato - si legge nell'articolo - l’Anm ha deciso di scendere in campo annunciando la nascita di una sua protesi politica: il Comitato per il No al referendum costituzionale di una riforma che era ancora in discussione in Parlamento. Una sgrammaticatura istituzionale, ma di grande lucidità politica".
È stato allora che l’Anm, mentre Pd e M5s si mostravano ancora incerti sul da farsi, ha cominciato la sua lotta, impegnando energie e risorse in una strategia che ha spinto molti elettori, anche quelli che di solito si astengono, a “difendere la Costituzione”. Avrebbe giocato a favore dell'Associazione anche la sua capacità di ricompattarsi dopo i problemi e i dissidi interni degli ultimi anni. Secondo Capone, inoltre, questo voto sarebbe servito a rafforzare l'Anm rispetto all’esterno: "Dopo una campagna elettorale così lunga, combattuta fianco a fianco, condividendo valori e strategie, si è certamente stretto un legame intenso con le forze di opposizione".
Sul Foglio si legge, infine, che l'esito di questa consultazione elettorale avrà come effetto principale quello di rendere determinante la voce dei magistrati nel nuovo Campo largo sui temi della giustizia. Pm e giudici, forti di una legittimazione popolare, potrebbero avere ancora più voce in capitolo adesso.