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Nicole Minetti, risarcimenti milionari e cause: cos rischia il "Fatto Quotidiano"

di Massimo Sanvito mercoledì 10 giugno 2026

3' di lettura

Impossibile, a oggi, prevedere come andrà a finire la partita tra Giuseppe Cipriani e il Fatto Quotidiano, ma una cosa è certa: il giornale diretto da Marco Travaglio non può dormire sonni tranquilli. I rischi sono enormi, soprattutto sul fronte americano, dove la richiesta di risarcimento presentata dall’imprenditore alla Corte distrettuale di New York ammonta a 250 milioni di dollari (220 milioni di euro). Negli Stati Uniti, infatti, a differenza di quanto avviene normalmente in Italia le richieste in denaro da parte di chi fa causa per diffamazione sono elevatissime e cospicue sono pure le cifre finali, spesso frutto di accordi per evitare di iniziare un processo vero e proprio. Se è vero che il Fatto potrebbe aggrapparsi al “freedom of speech”, ovvero la libertà di parola che dall’altra parte dell’Atlantico è un valore molto sentito e molto esteso, è altrettanto vero che in gioco non c’è solo la reputazione di Cipriani ma anche possibili danni patrimoniali. Qui il banco rischia di saltare pesantemente.

Il motivo? Se ci fossero prove concrete di perdite a causa di quella che è stata definita dall’erede della dinastia veneziana «una persistente campagna diffamatoria» esisterebbe quindi un dato più oggettivo rispetto alla lesione della reputazione e dell’onorabilità. Ed è proprio su questo che gli avvocati di Cipriani fanno leva, come emerge nelle 34 pagine della milionaria richiesta di risarcimento intentata al giornale per i falsi scoop sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti. I legali, infatti, parlano di un «danno sostanziale arrecato all’attività» dell’imprenditore con «costi sbalorditivi per difendersi» da un’azione che mirava «alla distruzione della reputazione e degli affari».

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Nello stesso fascicolo si legge che un istituto di credito avrebbe sospeso la pratica per un finanziamento da 50 milioni di dollari a Cipriani, che ha quindi dovuto dare un incarico «a una società investigativa esterna indipendente, a tariffe orarie esorbitanti» per smentire le accuse del Fatto Quotidiano. Cipriani, prosegue il documento, «ha sostenuto spese superiori a un milione di dollari per indagini, spese legali e professionali, e 50 milioni per costi di finanziamento legati al ritardo e altre perdite consequenziali».

Di più: ballerebbero pure «milioni di dollari di danni, inclusi danni da ritardo, maggiori costi di transazione, spese investigative, onorari professionali, perdita di opportunità commerciali, deterioramento dei rapporti commerciali e altri danni consequenziali e speciali». Ecco sul piatto i 250 milioni di dollari di cui sopra. Sul fronte italiano, invece, è fissato per il 26 giugno il primo incontro di mediazione legale nell’ambito della causa che sarà trattata dal Tribunale di Roma: Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti chiedono al Fatto un risarcimento danni da “diffamazione” e “lesione dei diritti della personalità” da oltre 5 milioni di euro.

A fronte di ciò, dando uno sguardo ai dati finanziari del 2025 diffusi un paio di mesi fa dalla Società Editoriale Il Fatto - quotata all’Euronext Growth Milan ed editrice de Il Fatto Quotidiano - emerge come il valore della produzione del giornale, quindi il fatturato, sia stato di 37,11 milioni di euro, in crescita del 3,3 per cento rispetto ai 35,92 milioni del 2024. Il risultato finale è stato negativo per 2,59 milioni di euro, rispetto al rosso di 1,73 milioni contabilizzato nel 2024. A fine 2025 l’indebitamento finanziario netto è salito a 4,95 milioni euro, rispetto ai 3,42 milioni di euro di inizio anno. Dunque, se anche i 250 milioni di dollari di richiesta di partenza si assottigliassero di molto, le casse del Fatto in caso di sconfitta processuale verrebbero messe a dura prova. Ma non è finita qui. In Borsa, la Società Editoriale Il Fatto ieri ha perso il 2,56 per cento rispetto a venerdì. Un segnale non troppo incoraggiante dopo la controffensiva della coppia Cipriani-Minetti.

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