Forse non è il colpo del KO definitivo. Ma l’assoluzione di tutti gli imputati nel processo per la costruzione della Torre Milano di via Stresa rischia di far crollare il teorema della procura sulle presunte irregolarità urbanistiche avvenute nel capoluogo lombardo. Un braccio di ferro tra magistratura e amministrazione comunale che ha portato alle dimissioni di due assessori l’ex titolare della Casa, Guido Bardelli, e quello dell’Urbanistica, Giancarlo Tancredi - e stava per indurre il sindaco Beppe Sala al passo indietro.
Ma a pagare il conto più caro sono stati i milanesi. In una città in cui la domanda abitativa è sempre maggiore, l’azione della procura ha paralizzato tutti i cantieri. Oltre 100 progetti che sarebbero dovuti diventare la casa di 5 mila e più famiglie.
La Torre Stresa - 24 piani per 45 milioni di investimento- è solo il primo atto di una battaglia che si preannuncia lunghissima. Dalle Park Towers di Crescenzago all’Hidden Garden di piazza Aspromonte, dal Bosconavigli firmato da Stefano Boeri alle Residenze Lac al parco delle Cave e Scalo House in via Valtellina. E questi sono solo alcuni dei cantieri finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura. Progetti bloccati che hanno fermato anche gli investimenti nella capitale finanziaria del Paese.
«Il contesto creato negli ultimi anni, indirizzato verso una visione urbanistica e sociale diversa da quella scelta dalla politica e attuata dagli operatori - ha scritto in una nota dopo l’assoluzione Stefano Rusconi, Consigliere Delegato di Impresa Rusconi ha bloccato un intero settore, quello dello sviluppo immobiliare, che per la città di Milano corrisponde a quasi 14 miliardi di euro di investimenti all’anno, pari a circa lo 0,6% del Pil nazionale, mentre l’Italia ha mancato l’uscita dalla procedura di infrazione europea per soli 0,1 punti percentuali». Numeri che ricalcano lo studio realizzato da Scenari Immobiliari lo scorso anno: secondo l’istituto, a causa delle inchieste sul “modello Milano”, c’erano a rischio 12 miliardi di investimenti, a cui andavano aggiunti altri 26 miliardi di ricadute sul sistema economico milanese. Senza dimenticare le perdite per il Comune, tra i 60 e gli 80 milioni di euro l’anno di oneri e contributi. Un disastro per cui nessuno chiederà mai scusa nel caso in cui la pronuncia del Tribunale di Milano su via Stresa venga replicata anche per gli altri filoni d’inchiesta. Scusa alla città, impantanata nei cantieri. Scusa a migliaia di famiglie, da anni sulla graticola.
«Ovviamente siamo soddisfatti, è chiaro che c’è anche tanta, tanta amarezza», si è sfogato Sala dopo la sentenza. Il primo cittadino non ha perso occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo mesi di accuse e pressioni: «Una parte, e sottolineo una parte, della procura ha dato un’impostazione politica al suo lavoro e questo credo che non vada bene. Al di là del fatto che gli interessi immobiliari su Milano ne abbiano risentito, e questo è un fatto».
L’attenzione si sposta ora sugli altri dossier caldi. A marzo è iniziato il processo sulla costruzione del Bosconavigli: un investimento da 60 milioni di euro per 90 appartamenti. A luglio, dopo che il Tar ne ha ordinato la demolizione, dovrebbe arrivare la pronuncia sullo stabile costruito in via Fauché 9.
Sullo sfondo rimane poi il processo per le Park Towers di Crescenzago, progetto portato avanti da Bluestone per un totale di 35 milioni di investimento. La sentenza di ieri può rappresentare un punto di svolta. Aspesi Unione Immobiliare, che raduna le società impegnate negli interventi che sono stati oggetto di contestazioni da parte della procura, sottolinea come «promotori e costruttori hanno ancora più bisogno di un quadro normativo certo, chiaro e non suscettibile di interpretazioni contrastanti».
Per questo auspica «un urgente atto nazionale legislativo idoneo a risolvere i problemi del recente passato e, contemporaneamente, assicurare un futuro alla rigenerazione urbana delle principali città italiane». Affinché non possa ripetersi un altro caso Milano.