La partita delle candidature alle prossime amministrative di Milano, città che dirà molto sugli equilibri dentro e fuori le due coalizioni, è apertissima. E assume contorni surreali, a tratti grotteschi. Per farsi un'idea di quanto sia appetibile la poltrona di Palazzo Marino, da 15 anni occupata dagli esponenti di centrosinistra (prima Giuliano Pisapia, oggi Beppe Sala), basta sfogliare il Fatto quotidiano e arrivare a pagina 7.
Il pezzo è intitolato "Pure a Milano la destra Pd no-gazebo cerca federatori", ma la chicca arriva quasi in chiusura. "Ad aumentare la psicosi dem - si legge - è l’ipotesi che circola soprattutto alla sinistra del Pd, ma anche in gruppi civici, in parte dei 5Stelle e perfino in ambienti moderati ma molto critici nei confronti della gestione Sala. Diverse sigle avrebbero infatti individuato un possibile candidato nel giornalista del Fatto Gianni Barbacetto".
Proprio lui, Barbacetto: il Fatto quotidiano che lancia la firma del Fatto quotidiano. Un cortocircuito giallorosso da brividi. Segue pennellata: il prode Gianni "negli ultimi anni con le sue inchieste sull'urbanistica ha anticipato molti dei fatti che poi sono diventati oggetto di indagine della Procura". Il Fatto lancia il Fatto. Tutto il resto, come dire, è noia. Anche se non converrebbe ricordare che quelle stesse inchieste, dal punto di vista strettamente giudiziario, hanno partorito un topolino. E infatti il Fatto non lo ricorda affatto.
E così, tra i nomi dei possibili eredi di Sala (Pierfranceso Majorino, Anna Scavuzzo, il giovane "ribelle" Lorenzo Pacini) si arriva al gran finale: "La ragione dell'agitazione è evidente - chiosa l'articolo del Fatto -: la campagna elettorale dem partirà sì dal dogma della 'discontinuità' rispetto alla giunta Sala, ma di certo senza che nessuno possa sconfessare con toni troppo critici il modello di città sostenuto negli ultimi 15 anni. Un nodo da risolvere, uno dei tanti prima della campagna elettorale". E Barbacetto è già pronto alla pugna.