Sottosegretario Balboni (alla Giustizia, ndr), com’è nato l’avvio dell’istruttoria per chiedere la grazia per Mario Roggero?
«L’iniziativa del ministro Nordio è stata una conseguenza della richiesta indirizzata da decine e decine di parlamentari del centrodestra, firmata dai rispettivi capigruppo di Camera e Senato. Il ministro si è quindi chiesto se fosse possibile, in base alla legge, avviare motu proprio l’istruttoria: il suo ufficio legislativo si è mostrato molto competente e veloce nel risolvere questo dubbio. La dottrina, del resto, si è interrogata a lungo sulla possibilità o meno del ministro della Giustizia di poter avviare un’istruttoria finalizzata a una grazia. In questo senso c’è una circolare del presidente emerito della Corte Costituzionale del 2021 che dà risposta affermativa».
La convocazione al Colle da parte del presidente Mattarella al ministro Nordio cosa significa?
«Il presidente ha ribadito un’ovvietà, ovvero che la concessione della grazia è materia esclusivamente sua. Nessuno intende mettere in discussione le prerogative del presidente della Repubblica. Ora saranno seguiti tutti i passaggi previsti dalla legge, col coinvolgimento dell’autorità giudiziaria, saranno ascoltati tutti i pareri e infine sarà come sempre il Capo dello Stato, nell’indiscutibile esercizio delle sue funzioni, a prendere la decisione finale».
Qualcuno dice che è impossibile concedere la grazia a chi non si è mai pentito...
«Chi dice così è fuori strada. Roggero non ha mai negato il fatto, ovvero di aver ucciso due persone, ma ha semplicemente chiesto delle attenuanti. Il reato è stato commesso, nessuno dice il contrario, ma nel nostro ordinamento giuridico è legittimo criticare una sentenza, altrimenti non esisterebbe l’obbligo di motivazione, che invece è previsto nella Costituzione».
La legge è stata applicata ma il sentimento comune è che non sia stata fatta davvero giustizia. Perché?
«Perché ci sono due piani. Esiste l’applicazione della legge ma anche il sentimento di giustizia ed equità che tiene conto delle circostanze specifiche. Un conto è la giustizia, un altro la clemenza. In questo caso parliamo di un uomo sottoposto a una pressione psicologica fortissima, che vede la moglie con una pistola alla tempia e la figlia con un coltello puntato alla gola, che ha già subito parecchie rapine, che si è sempre affidato allo Stato per proteggere sé e la propria famiglia: sfido chiunque a non perdere il controllo. Come si fa non capire che queste sono circostanze eccezionalissime? Noi non possiamo condannarlo a morire in carcere e pagare 780mila euro di risarcimento ai rapinatori».
Sullo stop ai risarcimenti il governo si è già mosso. Sulla legittima difesa, invece, si può fare altro?
«La legge si può sempre migliorare ma per casi come quello di Roggero, in cui la reazione avviene al di fuori della casa o del negozio della vittima, non ci sarà mai una norma... Su questo bisogna essere chiari, perché altrimenti si perde di credibilità».
La sinistra vi accusa di volere il far west?
«Parlano loro che in passato hanno chiesto la grazia per i terroristi? La verità è che a loro Mario Roggero non va a genio perché ha almeno tre difetti: prima di tutto è un cittadino italiano, poi è pure una persona perbene e infine è anche benestante. Uno così, per la sinistra, deve morire in carcere».