Secondo un'esclusiva diffusa dal Tg1, i Carabinieri e la Procura di Roma hanno ascoltato come testimone Laura Cianfoni, persona vicina a Sigfrido Ranucci (per qualcuno, l'amante) e presente alle cene con Valter Lavitola, amico di entrambi e reo confesso di essere il mandante della bomba davanti alla casa dell'ormai ex conduttore di Report nell'ottobre del 2025.
Sul fronte degli esecutori si registra una svolta: è stato interrogato per sei ore Saverio Mutone, uno dei materiali esecutori dell'attentato, che finora si era sempre rifiutato di rispondere ai pm, a differenza degli altri indagati in carcere. Il suo legale, l'avvocato Carolina Schettino, ha spiegato che l'obiettivo dell'atto era chiarire il ruolo svolto dal suo assistito.
Davanti agli inquirenti, Mutone avrebbe sostenuto che l'intento dell'ordigno non fosse quello di fare del male e che la bomba sia stata fornita da Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola. Una versione, quest'ultima, a cui gli inquirenti al momento non credono.
Resta intanto aperto il nodo legato allo stesso Tavares, attualmente in Camerun. Nonostante la Procura di Roma abbia avviato le procedure di estradizione, Tavares ha interrotto da 10 giorni i contatti con il proprio avvocato, sostenendo di dover prima sistemare i propri affari. Raggiunto telefonicamente, Tavares ha dichiarato che rientrerà solo per beneficiare di eventuali garanzie processuali, ribadendo che il Camerun è un Paese di diritto e che l'estradizione avverrà unicamente se ne sussisteranno i presupposti legali.