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La Procura di Milano torna alle "toghe rosse"

di Luca Fazzo mercoledì 14 ottobre 2026

3' di lettura

Il posto non si è ancora liberato, ma le grandi manovre per rioccuparlo sono già cominciate. La carica di procuratore della Repubblica di Milano, uno degli uffici giudiziari più importanti d’Italia, è da sempre al centro di ambizioni personali e di corrente. L’aspetto quasi surreale è che ancora non è stato eletto il nuovo Consiglio superiore della magistratura, quello che dovrà scegliere il prossimo procuratore di Milano. Eppure i giochi vengono già dati in buona parte per fatti: con la certezza, a meno di sorprese, che il vasto ufficio che fu di Francesco Saverio Borrelli tornerà, dopo un breve interregno moderato, a essere occupato da un magistrato di sinistra.

Marcello Viola, l’attuale procuratore, andrà in pensione il prossimo 10 febbraio. Il suo arrivo, nell’aprile 2022, segnò una duplice rottura: per la prima volta dopo decenni arrivava a Milano un “papa straniero”, non cresciuto professionalmente sotto la Madonnina, e finiva il controllo della Procura da parte delle correnti “rosse” delle toghe. È andata a finire come si sa, con lo scontro frontale tra la Procura di Viola e la giunta comunale guidata da Beppe Sala, inferocita per le indagini sulla sua gestione dell’urbanistica e della «rigenerazione urbana». Una lacerazione senza precedenti tra i due poteri forti della città, con l’ex vicesindaca Lucia De Cesaris che accusava la Procura di «usare le inchieste come un manganello».

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TOTO-SUCCESSIONE
Ora per Viola si prepara l’addio. E nel toto-successione un nome è per distacco il più quotato: il nuovo procuratore sarà Maurizio De Lucia, attuale capo della Procura di Palermo. De Lucia ha già fatto sapere di essere pronto a presentare domanda, appena il Csm aprirà il bando. Sulla carta ha un profilo difficile da battere: ha 65 anni, è al top della carriera, ha lavorato alla Direzione nazionale antimafia, prima di Palermo ha guidato anche la Procura di Messina. E ha dietro di sè Area, la più potente delle correnti progressiste dell’Associazione nazionale magistrati, di cui è un esponente storico.

Nella battaglia dell’Anm per il No alla riforma della giustizia, nel marzo scorso, non si è tirato indietro. Alla guida della Procura palermitana ha portato a termine uno dei processi simbolo dello scontro tra la magistratura e il governo di centrodestra, scaturito dall’accusa di sequestro di persona a carico del ministro Matteo Salvini per il ritardo nello sbarco dei migranti della nave Open Arms. Per Salvini la procura di De Lucia aveva chiesto sei anni di carcere, il tribunale ha assolto l’imputato con formula piena, De Lucia ha fatto ricorso direttamente in Cassazione e ha perso di nuovo. Assoluzione definitiva. Ma è improbabile che questo insuccesso rallenti la sua corsa verso la Procura milanese. Anzi.

Ad impensierire De Lucia possono essere pochi rivali. Il più autorevole, se decidesse di scendere in campo, è l’attuale procuratore di Genova Nicola Piacente, che invece a Milano ha lavorato a lungo. Anche Piacente fa riferimento a Area, ma in posizione più defilata. Non ha ancora deciso se presentare domanda di trasferimento, sotto la sua guida la Procura ha condotto un’altra inchiesta ad alto impatto politico, culminata con l’arresto del governatore ligure Giovanni Toti. Piacente a Genova si trova bene, ma il richiamo della Procura milanese potrebbe essere forte. Così, vada come vada, la conduzione moderata della Procura milanese sembra avere i mesi contati.

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I NUOVI “AGGIUNTI”
Il successore di Viola si troverà a gestire un ufficio in larga parte rinnovato, con i procuratore aggiunti che il Csm avrà appena nominato. Anche qui la stiuazione è complessa. Per i due posti ancora vacanti ci sono tre candidature milanesi, la più forte però è quella del procuratore aggiunto di Torino Marco Gianoglio. Che però deve fare i conti con le conseguenze di un procedimento disciplinare per avere trascinato di peso tirandola per un braccio una giornalista della Stampa fuori dalla stanza di una pm urlando «Mi avete rotto i coglioni! Adesso basta! Con questa storia avete davvero esagerato!
»: pare che la cronista si stesse informando solo delle condizioni di salute della pm. Il Csm ha ritenuto provato il fatto e ha prosciolto Gianoglio «per tenuità del fatto». Ma della vicenda si terrà conto nel valutare la sua attitudine direttiva.

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