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Età punibile, il leghista Cantalamessa: "Perché bisogna abbassarla da 14 a 12 anni"

di Giuliana Covella domenica 10 marzo 2019

2' di lettura

Abbassare l’età punibile da 14 a 12 anni. La proposta di legge depositata dal coordinatore della Lega in Campania, Gianluca Cantalamessa, ha scatenato non poche polemiche, dato che abbasserebbe di due anni il limite d’età dei reati commessi da minori. A spiegare le motivazioni sulla necessità della legge, che è stata già firmata da tutti i deputati del Carroccio in commissione Giustizia ed attende di essere sostenuta anche dal M5S, è lo stesso Cantalamessa. «Questa legge parte dal presupposto che le nuove generazioni maturano prima - dice il deputato leghista - Il fatto che abbiano i cellulari, piuttosto che il problema dell’alcol e della loro vendita, le mini auto che possono guidare già a 16 anni, lo testimoniano. Il dato che nel nostro Paese siano stati circa 42mila in sei mesi i reati commessi da minorenni sta a indicare appunto negativamente che i ragazzi crescono prima del previsto. Quindi è necessario intervenire». Tre gli articoli di cui consta la legge: il primo sull’abbassamento dell’età imputabile da 14 a 12 anni; il secondo che prevede «l’eliminazione degli sconti di pena e di altre premialità laddove esista l’aggravante di associazione in base all’articolo 416bis per reati commessi da minori per punire la logica del branco»; infine il terzo, «con cui andiamo a rivedere i criteri di imputabilità in maniera più restrittiva». La legge proposta dal coordinatore campano della Lega mira quindi «a colpire la logica del branco, a fornire strumenti alla magistratura per punire i componenti delle baby gang ormai presenti nelle grandi città del centro, del nord e del sud e quelli rom sfruttati dalle loro famiglie e dalle mafie che approfittano appunto della loro imputabilità». E, a chi dice che questa legge, se venisse approvata, non terrebbe conto della tutela del minore, Cantalamessa risponde: «Non è assurdo dire che questa legge è anche a tutela dei minori, spesso vittime di loro coetanei, che avrebbero commesso e potrebbero non commettere più questi reati per il fatto che i rom e le mafie non avranno più interesse nell’utilizzarli». «Adesso attendiamo che parta l’iter - conclude - ascoltando il parere di tutti gli esperti dei vari settori, perché intendiamo porre l’accento su un problema che è sotto gli occhi di tutti, ma non è un testo blindato. Quindi ampia disponibilità a migliorarlo, anche attraverso il supporto degli altri partiti».  di Giuliana Covella  

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gianluca cantalamessa

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