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La missione (segreta) dei soldati italiani. La spifferata sui piani del governo: è giallo

di Giovanni Ruggiero domenica 6 dicembre 2015

2' di lettura

Davanti all'avanzare dell'Isis in Libia, in particolare a Sirte con il trasferimento di uomini e mezzi, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha più volte frenato su un possibile cambio nella strategia militare italiana: "L'intervento in Libia non è all'ordine del giorno" aveva detto. Eppure in territorio libico ci sarebbe ufficiosamente un manipolo di uomini delle forze speciali, pronti per un intervento militare, secondo quanto riportato dal Foglio. La situazione - Fonti dell'intelligence americana sostengono che Sirte, già roccaforte di Gheddafi, sta diventando nuova base del gruppo dirigente dello Stato islamico, per sfuggire ai bombardamenti della coalizione internazionale in Siria e Iraq. Ufficialmente il governo italiano si è impegnato per ospitare un evento risolutivo sulla Libia, sul modello dei recenti incontri a Vienna. Nel frattempo però, un gruppo di militari impegnati nelle operazioni speciali sarebbe già diretto verso Zuwara e Sabratha. Sono mesi che al confine tra Libia e Tunisia si è infittito il traffico di militari e agenti dei servizi segreti italiani, soprattutto a difesa delle strutture dell'Eni, considerate di alta importanza per la sicurezza nazionale. Daniele Rainieri sul Foglio aggiunge: "Questa nuova missione fa parte di un cambiamento importante, dalla tutela del settore energia si passa alla preparazione di un intervento militare". Dove sono - Dallo scorso marzo i primi militari italiani sono arrivati a Sabratha, a ovest del Paese, vicino al confine con la Tunisia. Una zona ritenuta tranquilla, anche se un po' più a est i miliziani vicini al Califfato controllano ampie aree. In questa zona sarebbero arrivati gli uomini di un contingente del Comando subacqueo incursori, i Comsubin, partito dalla base di Varignano a La Spezia a bordo della nave San Giorgio. Il primo incarico per i militari era di vigilare sull'impianto di Melita. Ora però l'impegno avrebbe virato verso un possibile intervento militare. Una teoria smentita questa mattina dal sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi intervenuto su Raiuno durante Uno Mattina: "Non è all'ordine del giorno - un intervento militare italiano in Libia - Il problema principale è politico, riuscire a realizzare quel che governo di unità nazionale che potrebbe costruire la pietra miliare per andare verso una capacità di carattere militare".

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