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Tra prescrizione e giudizio della Consulta: un verdetto-stop azzoppato

Ecco perché la sentenza di condanna difficilmente sarà applicata
di Lucia Esposito sabato 27 ottobre 2012

1' di lettura

Succede molto raramente, ed è successo ieri nell'aula del Tribunale di Milano dov'era in corso il processo contro Silvio Berlusconi sui diritti tv. Un processo che, in primo grado, si è concluso con la condanna a quattro anni dell'ex premier: il giudice Edoardo D'Avossa ha letto la motivazione (che di solito arriva dopo alcuni mesi dalla lettura della sentenza) contestualmente al verdetto: 108 pagine per spiegare perché Berlusconi è un "delinquente naturale". Una mossa che serve all'accusa di eviatare la prescrizione, prescrizione che dovrebbe arrivare a settembre del 2013 se, per questa data, non si sarà pronunciata anche la Consulta. C'è un altro aspetto che "azzoppa" la sentenza: ed è il fatto, certamente non secondario, che i legali di Berlusconi nel marzo del 2010 avevano presentato alla Corte Costituzionale su un noto conflitto di attribuzione con la Camera. La presidenza di Montecitorio, infatti, si era rivolta alla Consulta dopo che il tribunale milanese aveva rifiutato il rinvio di un'udienza nonostante Berlusconi fosse ufficialmente impegnato in attività di governo. E' abbastanza insolito che i giudici non aspettino la pronuncia della Corte Costituzionale, ma questa volta è successo...Una sentenza quindi che nasce minata, con ridotte possibilità di essere applicata.  

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