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Galan: la Lega frena lo sviluppo

Il Veneto ha bisogno di noi
di Albina Perri sabato 24 ottobre 2009

2' di lettura

Galan all'attacco. Il governatore del Veneto se la prende con la Lega, che nella Regione sta provando a strappargli di sotto la poltrona per le prossime elezioni. La LEga, dice Galan, s'è opposta a tutte le opere che in questi anni hanno spinto in avanti il Veneto, motivo per cui sarebbe il caso di non cambiare il governo in carica. Dice Galan: «Il Mose di Venezia è un'opera definita epocale da Silvio Berlusconi. Ebbene, la Lega vi si è opposta. Il passante di Mestre ha risolto problemi di traffico condivisi da tutto il nord-est europeo. E la Lega aveva detto no. Il rigassificatore di Rovigo è il primo esempio al mondo di impianto delgenere off shore. La Lega non lo voleva». «Chi in questi anni ha sostenuto la politica del fare in Veneto è stato il Pdl - aggiungeGalan - i leghisti difendono spesso spinte localistiche e possono diventare ostacolo allo sviluppo». In merito alle polemiche con la Lega sull'eventuale cambio al vertice della Regione, a Galan, parlando con il premier Silvio Berlusconi, «è parso di capire che l'accordo non fosse chiuso». «E poi perchè - continua il governatore - dovrebbe valere di più il pensiero di Bossi, secondo cui Zaia è blindato, rispetto a quello deitre coordinatori del Pdl (di cui due ministri) per i quali la partita è aperta?». Comunque, Galan sarebbe «il più felice» di poter confermare l'intesa tra Pdl, Lega e Udc. «Ma ciò che mi interessa di più in questo momento - spiega - non è il mio destino, è il destinodel Veneto, le riforme ancora da fare per confermarlo 'locomotiva del Paese'». Tra queste, annovera le decisioni su Porto Marghera e sulla razionalizzazione della sanità. Nel caso in cui Berlusconi dovesse «incoronare» Zaia, il presidente del Veneto sottolinea l'esistenza di «un documento votato all'unanimità dal Pdl del Veneto che, oltre a sostenermi, ipotizza lapossibilità d una sorta di 'primarie politiche' fra Pdl e Lega». «Perora posso solo dire - conclude - che, se il responso andrà in una direzione diversa rispetto a quella che io auspico, mi prenderò diecigiorni di tempo per parlare con tutti -dico tutti- i rappresentanzi della politica nazionali e locali. Altri due giorni mi serviranno per riflettere. A quel punto deciderò che fare».

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