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Pro-Pal, lo sciopero è un fiasco

I sindacati volevano bloccare l'Italia, ma i lavoratori se ne sono fregati: meglio produrre che fare piazzate
di Alessandro Gonzato sabato 30 maggio 2026

3' di lettura

Gli scioperanti, ieri, erano meno delle disparate ragioni per cui è stato indetto lo sciopero: “la precarietà” (e fa niente se è sempre più bassa), “il riarmo” (ora in Ucraina e in Medio Oriente si spareranno con le pistole ad acqua), “la sanità” (tagliata col machete dalla sinistra ma non diteglielo), “la Global Sumud Flotilla, Gaza e la complicità col genocidio” (si sa che fermare i tram salva i palestinesi), “la scuola” (non quella dei banchi a rotelle), “gli stipendi”, e però Landini - ma va detto che stavolta il blocco delle attività non è stato ideato dalla Cgil - non ha mai scioperato contro se stesso per avere sottoscritto 22 contratti collettivi sotto i 9 euro l’ora dell’agognato salario minimo, 5 ai vigilantes che poi ne hanno presi addirittura sei. Il Maurizio ci pensi: sarebbe un gesto rivoluzionario, chissenefrega se tardivo, vada in piazza contro Landini.

I PROMOTORI
Lo sciopero è stato un flop, e anche le sigle che l’hanno organizzato sono state più numerose degli aderenti. Tra le altre: Cub, Adl Varese, Sgb, Si Cobas, Usi Cit, Usi 1912, Sbn, Cub, Usb, Snater, Unicobas, Pi, Fi-Si. Volevano “bloccare tutto” e creare forti disagi all’inizio del lungo ponte del 2 giugno, ma alla fine il disagio è stato minimo, in alcune città impercettibile. L’unico vero disagio, ad eccezione di qualche treno soprattutto locale in ritardo e di alcune corse della metropolitana saltate, è stato quello conseguente alla figuraccia di chi voleva sequestrare il Paese gridando contro “le destre”. È finita a pernacchie.

Non è terminato con grande entusiasmo neppure il “pranzo condiviso”, picnic organizzato da un centinaio di pro-Pal davanti alla sede torinese di Leonardo. Campeggiava lo striscione “Torino non si arruola”, ma le schiere dei disertori non erano così folte. Digeriti i panini imbottiti, accompagnati da birre ghiacciate, i manifestanti si sono spostati in piazza Castello per la fiaccolata “contro la guerra”. Torniamo allo sciopero.

A Milano sono restate in funzione tutte e cinque le linee, la 2 e la 3 con un percorso limitato: alcuni problemi, limitati dicevamo, si sono verificati tra le 8.45 e le 15. Poi le corse sono tornate a pieno regime, fino alle 18. Attive pure le tre linee di Roma, e qui le seccature sono state quelle di sempre, come i ritardi di autobus e tram. Negli aeroporti e nelle ferrovie tutto regolare o quasi: l’unico vero ritardo, fino a due ore, è stato provocato da un quarantenne pachistano che all’altezza di Reggio Emilia ha cominciato a vagare lungo i binari. La situazione d’emergenza ha portato allo stop di tutti i treni ad alta velocità sulla tratta Milano-Bologna. Qualche perditempo ha fatto circolare la notizia che i ritardi dei treni fossero colpa del solito governo, sempre il solito “di destra”, si capisce, e va detto che il caldo non aiuta a curare certi problemi mentali.

GRETINI
Attenzione: ci giunge notizia degli eco-attivsti di Extinction Rebellion, gli epigoni della signorina Thunberg, che per dare supporto morale agli scioperanti hanno tinto di verde le acque del laghetto dell’Eur, a Roma, di fronte alla sede dell’Eni. «In particolare», recita un comunicato, «l’azione vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo». Il grido di battaglia in vista della mobilitazione, non quella del laghetto, era stato lanciato su Facebook da Walter Montagnoli, segretario nazionale della Confederazione unitaria di base (Cub): «Perla situazione economica dei lavoratori, i salari, l’attacco che portano i padroni, la sicurezza sul lavoro, l’economia di guerra. I lavoratori», aveva scritto il sindacalista, «stanno pagando un prezzo altissimo (...) Sono Stati Uniti e Israele gli Stati canaglia coi quali ci dobbiamo confrontare e dai quali ci dobbiamo guardare». Un tempo la sinistra scioperava per difendere le classi più povere. Oggi prova a penalizzare chi si muove coi mezzi pubblici. È andata male: le sigle rosse volevano bloccare l’Italia, ma ormai i lavoratori, piuttosto di seguire certi scioperi strampalati, fanno gli straordinari sotto il sole.

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