La gang dei Castelli Romani

Willy Monteiro, l'agente di polizia: "Pestato da Mario Pincarelli, gli chiesi solo di mettere la mascherina"

Loro Mario Pincarelli, 22 anni, Francesco Belleggia di 23, e i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, di 24 e 26 anni, i quattro fermati per l'omicidio di Willy Monteiro Duarte (21 anni) ucciso a Colleferro domenica scorsa (la custodia cautelare in carcere è stata confermata nella mattinata di mercoledì 9 settembre per tre dei quattro fermati, uno di loro va ai domiciliari), si professano innocenti. Ma le testimonianze di chi ha conosciuto i ragazzi ora nel carcere romano di Rebibbia narrano una vita fatta di violenza e soprusi

"La mia unica colpa è quella di avergli detto di indossare la mascherina". L'agente della municipale di Artena Sandro Latini, racconta al Corriere della Sera, come  il 21 agosto sia  stato picchiato da Mario Pincarelli. "Stavamo facendo i controlli anti-Covid in piazza De Angelis quando", racconta l'agente, "Pincarelli mi ha prima spinto in terra e picchiato urlando sei una m.... perché gli avevo detto che era obbligatorio indossare il dispositivo di sicurezza".

 


Curiosamente come sottolinea il sindaco di Colleferro Felicetto Angelini, non porta con sé neppure un fermo. Non una misura. Nulla, benché sia stata aperta un'inchiesta da parte della Procura di Velletri. L'agente della polizia municipale di Artena, Sandro Latini, ricorda quei fatti: "Nessuno  si è mosso, nessuno è intervenuto", il che lascia pensare che intorno ai quattro ci fosse quasi un alone di intoccabilità dal sapore mafioso. "Gente così - commenta - si sente invincibile. Fortunatamente se l'è presa solo con me e non con la mia collega che era parcheggiata poco distante". Morale: sono dovuti intervenire altri colleghi per l'identificazione di Pincarelli che alla fine comunque c'è stata. 

I fratelli Bianchi invece li conoscono bene alla palestra Volsca, uno dei centri di boxe più noti dei Castelli Romani. "I fratelli Bianchi? Sì li conosciamo. Ma qui, nella nostra palestra, ha messo piede solo il primo, Gabriele, e per un anno appena. Era il 2018 poi lo abbiamo gentilmente invitato a lasciarci; all'altro, a Marco, il più piccolo non lo abbiamo tesserato", così racconta Angelo Feuda istruttore di pugilato dal 1988 è uno degli allenatori della palestra a Il Messaggero. "Perché tutti sapevano qui in paese e nell'area dei Castelli romani che sono violenti che, insomma, non rispettano i principi veri del pugilato e delle arti marziali che non prevedono attacchi ma lealtà e difesa. Lui saltava gli allenamenti, arrivava in ritardo, si applicava come voleva lui e per me questo era impensabile". 
 
Un episodio su tutti. "Marco Bianchi nella sua attività di boxeur nella Mma fece parlare di sé nel dicembre del 2019 in occasione di uno dei match a cui partecipò come professionista per un evento di Arena 27 a Roma contro lo sfidante Giordano Spalletti, atleta della Legio' s team del campione internazionale e star della tv Alessio Sakara. Lo mise ko, ma l'esultanza fu decisamente scomposta. Sul ring salirono i suoi amici, la sua gang, a umiliare e a farsi selfie mentre l'altro atleta era a terra stordito. Un episodio che finì in rissa, con Sakara che sebbene non fosse all'angolo ma sugli spalti, fu costretto a salire sul quadrato per calmare gli animi e difendere il suo atleta messo a terra e umiliato".