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Sanzioni e profughi, se gli italiani sulla guerra vanno in ordine sparso: ecco perché Draghi è in crisi

di Gianluca Mazzini martedì 12 aprile 2022

2' di lettura

«Preferite la pace o i condizionatori d'aria?». Per fortuna l'ormai celebre frase di Mario Draghi era rivolta a un giornalista e non agli italiani. Perché sulla guerra il parere dei cittadini non è in linea con il governo e più in generale con i partiti politici (tutti). Quello che pensano gli italiani conta tradizionalmente poco, ma un sondaggio sull'umore del Paese dopo sei settimane di guerra può essere utile. Lo "sforzo" lo ha compiuto l'Ispi, l'Istituto di Studi di Politica Internazionale. E i dati sono sorprendenti. Sull'Ucraina i nostri concittadini sembrano molto meno politically correct di giornali e tv. Sei le domande del sondaggio.

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La prima riguarda la responsabilità della guerra. Per il 60% la colpa è di Vladimir Putin, ma attenzione: Per quasi un italiano su quattro la responsabilità non è del leader russo ma della Nato (17%) odi Volodymyr Zelensky (5%). Su come finirà la guerra, il 44% propende per un accordo di pace, mentre solo una minoranza crede a un colpo di Stato a Mosca (10%), a una resa dell'Ucraina (11%) o all'intervento della Nato (9%). Una domanda riguarda direttamente l'Alleanza Atlantica: «Se aumentasse la violenza, la Nato dovrebbe intervenire»? Meno del 20% degli intervistati è favorevole a questa ipotesi. Una schiacciante maggioranza è contraria all'intervento (60%).

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Clamorose le risposte sulle sanzioni alla Russia. Per il 37%, cioè per la maggioranza, fanno male alla nostra economia e non aiutano a risolvere il conflitto. Per il 30% danneggiano l'economia italiana ma aiutano a risolvere il conflitto. Il 18% è favorevole alle sanzioni perché «colpiscono più i russi di noi e aiutano la pace». Veniamo ai condizionatori. Quasi 9 italiani su dieci si dicono pronti a ridurre i propri consumi, ma chiedono di rinunciare alle suggestioni ecologiste. Per il 51% degli italiani è giusto tornare a investire nel nucleare e per il 58% bisogna riutilizzare le centrali a carbone. 

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Sorprendenti anche le risposte sull'accoglienza ai profughi ucraini: la maggioranza è favorevole al loro arrivo (85%) ma solo il 44% è per un'accoglienza indeterminata: per il 41% la permanenza dovrebbe essere temporanea. Tema delicatissimo è quello della minaccia nucleare. In Italia il timore è reale. Per il 70% ci sono molte possibilità che in conflitto porti all'uso di armi nucleari. Da segnalare che in tutte le risposte la quota d'indecisi o di chi non ha saputo rispondere si aggira tra il 25 e il 30%. Dal sondaggio emerge un quadro frastagliato dell'opinione pubblica, non in linea con il Parlamento, dove il 100% delle forze politiche appoggia la guerra. Una buona parte degli italiani, forse più della metà, sono molto meno schierati, e questo aiuta a capire il successo in televisione e sui social di chi è critico nei confronti del conflitto e di chi contesta le posizioni interventiste del governo Draghi.

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