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Filo-terroristi e maranza: la manovalanza di Askatasuna

di Massimo Sanvito sabato 3 gennaio 2026

2' di lettura

Pollice, indice e medio al vento. La P38 (per fortuna solo la riproduzione con le dita, non la vera pistola semiautomatica) si alza dietro gli striscioni che esprimono solidarietà agli ultimi militanti di Askatasuna finiti in manette. Da Modena a Vicenza: giovani e giovanissimi che richiamano il terrorismo rosso, esaltando quell’arma di fabbricazione tedesca a lungo nascosta nei depositi partigiani (era un bottino di guerra) e poi ricomparsa nel pieno degli anni di piombo tra le mani dei brigatisti. Ai fratelli di Aska, i sei arresti per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale eseguiti sul finire del 2025 tra le fila del Collettivo del liceo Einstein, il fulcro delle leve giovanili del fu centro sociale torinese, non sono andati giù.

“Torino picchia duro. Aska alla conquista del futuro”: scritta rossa su lenzuolo bianco, con tanto di falce e martello. Si scorgono almeno tre P38 lì dietro. Sono quelli di Kamo Modena - si definiscono un “piccolo gruppo autonomo e compatto” - e sono gli stessi che festeggiarono la morte di Silvio Berlusconi con lo striscione “Oggi come sempre ciao Silvio” esibendo le solite P38. Un vizio ricorrente. «Da Modena con i ragazzi di Vanchiglia e con tutti gli studenti che picchiano duro e non piegano la testa a questo governo della guerra e del genocidio, di fascisti e polizia al servizio di Israele, Usa e Leonardo... Troverete Resistenza e Intifada fino alla vittoria come in Palestina! Liberi tutti, anche gli innocenti! », scrivono sui social per difendere i liceali che lo scorso 27 ottobre assaltarono i ragazzi di Gioventù Nazionale impegnati in un volantinaggio contro la “cultura maranza” fuori dalla scuola.

La stessa cricca, il 14 novembre, fece pure irruzione all’interno della Città Metropolitana di Torino durante il corteo del “No Meloni day” aggredendo la polizia a calci e bastonate. Non solo: Bravi ragazzi, insomma. “Libertà per Arturo, Nour, Giordano, Simone, Souhail e Riccardo”: scritta nera su lenzuolo bianco, invece, per quelli del Collettivo Luna Rossa di Vicenza, realtà antagonista che tra i suoi obiettivi dichiarati ha quello di «cospirare» contro «il sistema dei padroni» scegliendo «la via dell’insubordinazione» davanti «alla macchina capitalista». In questo caso di P38 replicate se ne contano quattro. “Se sono innocenti hanno la nostra solidarietà, se sono colpevoli ancora di più. Da Vicenza a Torino, tutti liberi”, arringano sempre sui social gli antifascisti vicentini. «Quanto emerso è estremamente grave e non può essere liquidato come una semplice provocazione politica.

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