Mancano due settimane esatte al giorno in cui la consulente del tribunale abruzzese Simona Ceccoli inizierà l’indagine personologica e psico-diagnostica su Nathan Trevallion e Catherine Birmingham (la data ufficialmente fissata è il prossimo 23 gennaio), ma che in provincia di Chieti, tra quella natura incontaminata di Palmoli e la casa famiglia di Vasto, stia filando tutto liscio è un’impressione che sembrano avere in pochi. Vive ancora nel limbo, la “famiglia nel bosco”: lì, divisa, coi bimbi in comunità assieme alla madre (che però li può vedere solo qualche ora al dì, ossia durante i pasti) e il padre al casolare, sempre via su quel suo pick-up Kangoo, in attesa, tutti finiti dentro un’epopea di cui oramai è difficile vedere la fine. Se poi ci si mettono anche i botta e risposta, le indiscrezioni e le precisazioni (parte per parte), la faccenda si complica sul serio.
LA MAESTRA
Per esempio. Dice Maria Luisa Palladino, che è la tutrice dei tre piccoli Birmingham – Trevallion (i due gemellini di sei anni e la sorellina di otto), che la loro mamma «rifiuta tutto, e allora che dobbiamo fare?». Spiega, Palladino, che mom Cate «è molto rigida» e che invece «sull’educazione dei figli decide la struttura in base alle regole che hanno sempre avuto» e suggerisce che, se alla ripresa delle scuole dopo la pausa natalizia nella struttura protetta in cui stanno i ragazzini non è ancora arrivata una maestra (tuttavia «la stiamo cercando»), è una battuta d’arresto mica da poco perché un progetto didattico c’era e ora è ancora più «urgente: l’avevo trovata (l’insegnante, ndr), ma adesso pare che siano nati dei problemi. Spero di trovare una quadra per il bene dei bambini». Sottotesto, neanche troppo velato: è Catherine che ostacola il percorso di inserimento dei suoi bimbi (che, aperta parentesi, vivono lontano dalla loro casa dal 20 novembre passato, cioè a oggi da cinquanta giorni che fan quasi due mesi, chiusa parentesi).
SCUOLA PARENTALE
Ribattono, però, i legali della “famiglia del bosco”, ossia gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, che le cose non stanno proprio così, che babbo Nathan e mamma Cate hanno fatto capire, non in un’occasione sola, non tentennando bensì «a chiare lettere», che vogliono collaborare per trovare una soluzione e che vogliono risolvere questa situazione il prima possibile. Aggiungono, Femminella e Solinas, che «il percorso educativo, nel rispetto del regolamento ministeriale, è già disponibile attraverso la scuola parentale (ché ognuno sarà pur libero di istruire i propri figli come cribbio crede, questo lo specifichiamo noi ma fa lo stesso: ndr)» e che c’è un «progetto priscopedagogico istituito dall’amministrazione comunale di Palmoli per il quale i Birmingham – Trevallion hanno già espresso il loro pieno consenso». Insomma, ma quale biasimo? Qui «la cosa più logica, nell’interesse dei minori, è restituir loro una vita normale coi propri genitori nella casa a loro disposizione: vanno accompagnati in un sano percorso di mediazione culturale, garantendo ogni tutela che il nostro ordinamento riconosce imprescindibile nella vita di un bambino».
PUNTI DI VISTA
Forse di sconto vero e proprio non è lecito parlare, però di punti di vista assai differenti sì. Come sulla reazione che i bambini stanno avendo in comunità: Tonino Cantalemi (lo psichiatra consulente di parte dei Birmingham – Trevallion) ha riscontrato «pianti, grida e addirittura piccoli atti autolesionistici. I due genitori sono straziati, preoccupatissimi per la salute psichica dei loro figli, li vedono traumatizzati»; mentre Palladino dichiara di essersene «accertata con chi dovevo, io e responsabili della struttura non abbiamo visto niente (una delle accuse riguardava il fatto che la primogenita della coppia anglo-australiana possa mordersi le mani, ndr) coi nostri occhi. Se tirano fuori questi documenti poi ne parleremo». Ieri, Silvana D’Agostino, il prefetto di Chieti ha probabilmente detto l’unica cosa sensata che, nell’ultimo mese e mezzo, è mancata un po’a tutti: sulla “famiglia del bosco” «bisognerebbe trovare un punto di equilibrio. Mi sono ripromessa di leggere tutte le carte. A volte non è facile perché si guarda l’importanza della formazione dei bambini, ma non va trascurato neanche il valore della famiglia».