Nuovo stop giudiziario sull’inchiesta legata al delitto di Garlasco. La Corte di Cassazione ha infatti bocciato l’indagine della Procura di Brescia che ipotizzava una corruzione in atti giudiziari tra l’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, e Giuseppe Sempio, padre di Andrea, per l’archiviazione nel 2017 della posizione del figlio dall’accusa di aver ucciso Chiara Poggi.
I giudici della sesta sezione penale hanno rigettato integralmente il ricorso presentato dalla Procura bresciana contro l’annullamento dei sequestri disposti nei confronti del magistrato in pensione. Confermato quindi il no al sequestro di telefoni, computer e altri dispositivi di Venditti, già deciso dal tribunale del Riesame di Brescia lo scorso novembre. Il dispositivo dell’ordinanza è stato notificato venerdì 16 gennaio al difensore dell’ex toga, Domenico Aiello; le motivazioni saranno depositate nelle prossime settimane.
Secondo l’ipotesi investigativa, Venditti avrebbe ricevuto una somma compresa tra i 20 e i 30 mila euro per favorire l’archiviazione del procedimento su Andrea Sempio, nome tornato al centro dell’attenzione giudiziaria anni dopo il delitto di Garlasco. Ma la Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso della Procura, rilevando come nei decreti di sequestro non fossero indicati né criteri di ricerca specifici né adeguati limiti temporali per l’analisi dei dati informatici.
Si tratta del terzo sequestro annullato in poche settimane nei confronti di Venditti. Già tra settembre e ottobre 2025 il magistrato era stato oggetto di perquisizioni e sequestri nell’ambito del filone su Garlasco e della parallela inchiesta sul presunto “sistema Pavia”, ma in tutti i casi il Riesame aveva censurato l’assenza di elementi investigativi concreti e il rischio di indagini “a strascico”.
In particolare, i giudici avevano giudicato “perplessa” la scelta di cercare dati di interesse investigativo in un arco temporale compreso tra il 2014 e il 2025 per verificare un’ipotesi di corruzione collocata nel febbraio 2017, sottolineando la necessità di confini temporali chiari per tutelare la sfera privata degli indagati.
Il 9 ottobre era poi arrivato un secondo decreto di sequestro, che aveva coinvolto anche l’ex pm di Pavia oggi in servizio a Milano, Pietro Paolo Mazza, nell’ambito dell’inchiesta “Clean 3” sul presunto “sistema Pavia”. Anche questo provvedimento era stato bocciato dal Riesame per la totale assenza di evidenze investigative in grado di dimostrare un sistema di corruzione o una “sistematica svendita” della funzione giudiziaria.
Il 24 ottobre, infine, era stato disposto un terzo sequestro probatorio, esteso anche agli ex carabinieri della squadra di polizia giudiziaria di Venditti, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto, negli stessi giorni in cui Giuseppe Sempio era stato iscritto nel registro degli indagati per corruzione. La Procura aveva inizialmente disposto un accertamento tecnico irripetibile su telefoni e computer, ma il Riesame, per la terza volta, aveva annullato il provvedimento il 14 novembre.
Secondo i giudici, ogni attività di perquisizione e sequestro di materiale informatico deve essere sorretta da una motivazione puntuale, con l’indicazione di criteri di selezione chiari e confini temporali definiti. Cercare dati di interesse investigativo in un periodo compreso tra il 2014 e il 2025 per accertare un’ipotesi di corruzione collocata nel febbraio 2017, hanno scritto i magistrati, è un elemento che “desta perplessità” e rischia di tradursi in un’ingerenza ingiustificata nella vita privata dell’indagato.
Con la decisione della Cassazione, l’inchiesta bresciana subisce dunque un duro colpo, segnando un nuovo punto fermo in una vicenda che continua a incrociarsi con le ombre e le polemiche ancora aperte sul caso di Garlasco.