Sono facili da reperire, d’altronde se ne trovano a decine in ogni cucina. Sono semplici da maneggiare, alla bisogna si nascondono in una tasca (quelli più piccoli pure nel palmo di una mano), non serve la licenza per acquistarne uno e, seppure uccidano e uccidano parecchio (su 286 omicidi commessi nel 2025 in Italia, quelli per accoltellamento sono stati 101, ossia il 35 per cento del totale) non sempre li percepiamo come un’arma. Invece, i reati attuati con un coltello in mano, sono in crescita. Ovunque e in qualsiasi fascia d’età, paradossalmente più tra i giovanissimi, con una quota di stranieri che marginale non è.
Tanto per capirci, l’incidenza sugli omicidi ha avuto un picco nel 2023 (era il 37 per cento dei 342 episodi complessivi) e rispetto a dieci anni fa ha totalizzato un balzo di quattordici punti percentuali (nel 2015 ci sono state 475 persone ammazzate, cento con una lama). Adolescenti, ma non solo. Da noi una ricerca puntuale (ancora) non c’è, per capire il fenomeno bisogna spulciare le tabelle delle “lesioni dolose”: la definizione è generica, ma quasi sempre è la spia che indica le armi bianche. Ebbene: in questo caso il tasso di stranieri registrato al 30 settembre scorso era del 38,9 per cento (in rialzo sul 2024 quando raggiungeva il 37,5 per cento).
Poi c’è il capitolo ragazzi e ragazzini, ché forse è il più drammatico perché di campanelli inascoltati ne suona più d’uno. L’ultimo rapporto sulla Criminalità minorile e gang giovanili del dipartimento di Pubblica sicurezza e della direzione centrale della polizia criminale (2023) racconta di un rialzo del più 2 per cento nella categoria “lesioni dolose” tra i giovanissimi. A Milano, nel 2025, almeno 1.390 persone sono state trovate in possesso di un’arma da taglio, di loro 884 non aveva un passaporto italiano e 134 erano minorenni. A Roma, tra il primo gennaio e il 15 novembre dell’anno passato, i pazienti soccorsi per un’aggressione col coltello sono stati 127, nei dodici mesi precedenti 185. A Napoli nel 2025 le persone arrestate o deferite per detenzione abusiva o porto d’armi hanno superato le 300 unità, 33 di loro non avevano manco 18 anni.