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Leone XIV, la linea dura in Vaticano: "Ordine e sicurezza per il bene di tutti"

Il Papa fa calare il sipario sul "buonismo" bergogliano e indirettamente risponde al segretario di Stato Parolin che aveva criticato la stretta del centrodestra sui coltelli
di Fabio Rubini martedì 20 gennaio 2026

3' di lettura

«Ordine e sicurezza sono doni che costano sacrificio a chi li garantisce e che però contribuiscono notevolmente al bene di tutti». Meloni? Salvini? Le Pen? No, Papa Leone XIV. Queste parole sono state pronunciate dal Pontefice nel corso dell’udienza con i dirigenti e il personale dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano. E hanno un significato ben chiaro. Certo, sono riferite al grande lavoro che la gendarmeria ha fatto nell’anno del Giubilieo nel corso del quale, ha ricordato Papa Prevost «a Roma e in Vaticano sono passati più di 33 milioni di pellegrini». Senza che nulla sia successo.

Insomma con «ordine e sicurezza» si vive bene anche per il Papa. Questa uscita a molti è parsa anche una puntualizzazione alle parole pronunciate pochi giorni fa dal suo segretario di Stato, Pietro Parolin, che a margine di un evento aveva commentato così le polemiche sul nuovo decreto Sicurezza annunciato dal governo a seguito dell’accoltellamento dello studente di La Spezia: «Ciò che serve è più sicurezza? Io direi più valori, più educazione, aiutare questi ragazzi a riflettere, a vivere anche le cose positive, a non lasciarsi trascinare, certo ci vogliono evidentemente anche delle misure di sicurezza, non lo neghiamo ma non sono sufficienti». E ancora: «Una sintesi? Se vogliamo usare una formula possiamo dire “più educazione e meno repressione”».

L’uscita di Leone XIV non è una sorpresa. Anzi, leva quel velo di ipocrisia che si era innalzato col suo predecessore. Ipocrisia perché a dispetto della politica delle «porte aperte» che ha caratterizzato il pontificato di Bergoglio, in fatto di sicurezza e immigrazione, lo Stato del Vaticano ha una legislazione piuttosto stringente. Tanto che proprio durante il pontificato bergogliano venne promulgato (dicembre 2024) un decreto che stabilisce una pena da 1 a 4 anni e una multa da 10mila a 25mila euro per «chiunque fa ingresso nel territorio dello Stato della Città del Vaticano con violenza, minaccia o inganno». Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto, entra nei dettagli specificando che «si considera verificatosi con inganno l’ingresso avvenuto con elusione fraudolenta dei sistemi di sicurezza e di protezione dello Stato ovvero sottraendosi ai controlli di frontiera». Esattamente quello che fanno i clandestini che arrivano nel nostro Paese sui barchini o accompagnati dalle Ong che li raccattano in mezzo al Mediterraneo per portarli solo ed esclusivamente in Italia. Paese nel quale la legislazione almeno fino all’avvento del centrodestra al governo- era piuttosto lasca.

Ecco, il fatto che finalmente anche un Papa riconosca che «ordine e sicurezza contribuiscono notevolmente al bene di tutti», deve aver fatto fischiare le orecchie non solo a certe stanze vaticane, ma anche a una certa parte della sinistra che vorrebbe trasformare il nostro Paese in un grande porto senza confini e barriere, nel quale accogliere tutti senza se e senza ma. Forse le parole del Papa non sono un endosement al decreto sicurezza del governo, ma di certo non ne è la bocciatura. Quella portata avanti dalla curia orfana di Bergoglio e del bergoglismo.

Papa Prevost ha dato un altro dispiacere al “campo largo”. Mentre era in ricevimento con una delegazione ecumenica della Finlandia, ha definito quello del Pese nordico: «Un modello per l’ecumenismo», lodando la dichiarazione congiunta dei vescovi ortodossi, luterani e cattolici, che «hanno affermato che lo sviluppo delle cure palliative e dell’assistenza di fine vita deve continuare».
 

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