È la tragedia che non ha fine. Quella della disperazione, del lutto, del dolore che è difficile da accettare. E come fai? Come puoi, da madre, da padre, mandar giù il fatto che tuoi figlio sia un assassino, che abbia ucciso sua moglie, la madre del tuo nipotino piccolo, che abbia tentato di farla a pezzi e di nascondere il cadavere col volto bruciato pensando così di renderla irriconoscibile, che l’abbia sotterrata nella ditta di famiglia? Anguillara Sabazia, Roma. Neanche una settimana dopo la scoperta della morte di Federica Torzullo per mano di suo marito Claudio Carlomagno. Ancora nella casa dei Carlomagno, però (questa volta) quella dei genitori dell’uomo di 45 anni che da sei giorni è rinchiuso in una cella della prigione di Civitavecchia: è a fine pomeriggio di ieri, un sabato sera freddo di fine gennaio, che i carabinieri del Lazio trovano i loro corpi. Morti, senza vita. Probabilmente si sono ammazzati, si sono impiccati assieme e l’hanno fatta finita nel modo più straziante possibile.
Lei, Maria Messenio, 65 anni, ex agente di polizia, ex assessore alla Sicurezza nella cittadina di neanche 20mila anime che affaccia sul lago di Bracciano, sempre composta, sempre in silenzio, «profondamente sconvolta» da quel che è successo (dicono i colleghi) al punto da rassegnare le dimissioni dal suo incarico pubblico, sommersa comunque dalle critiche e dalle chiacchiere.
Lui, Pasquale, in ditta assieme al figlio, una vita onesta da lavoratore di provincia, in quell’azienda di movimento terra, travolto dai sospetti dell’ultimo minuti, mai formalmente indagato ma con gli investigatori di Ostia che gli chiedono conto, gli domandano perché, in quella mattina maledetta in cui sua nuora veniva massacrata brutalmente con la motivazione più banale di tutte (la gelosia), fosse stato visto «transitare lungo la vita nei pressi dell’abitazione della coppia» intorno alle 7.19 (è negli atti dell’ordinanza del gip che sta seguendo il caso). No hanno retto, probabilmente, Maria e Pasquale.
Non ce l’hanno fatta. È stato troppo per loro. Entrambi, tuttavia, come ricordano i vicini, erano «schiacciati dalla tragedia» che li aveva investiti. Le agenzie uscite in tarda serata raccontano che durante il sopralluogo nell’ abitazione gli investigatori hanno ritrovato un biglietto, indirizzato all’altro figlio, con il quale i due spiegherebbero le ragioni del gesto.
Sono tutti scioccati ad Angiullara. Da questo femminicidio efferato, brutale. Dagli strascichi che diventano, a loro volta, altre vite spezzate. Dai dubbi sul racconto di Carlomagno che non torna, a cominciare dall’orario dell’omicidio il quale (stando ai referti dell’autopsia sul cadavere di Federica) potrebbe pure essere anticipato di una sera mentre l’uomo ha sempre sostenuto di averla ammazzata tra le 6:30 e le 7:15 del mattino del 9 gennaio. Non si trova l’arma del delitto (un coltello bilama) nonostante le ricerche a tappeto delle forze dell’ordine, sempre Carlomagno ha affermato di essersene disfatto gettandola in un corso d’acqua.