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La caccia alle divise e la strategia del caos

di Mario Sechi martedì 27 gennaio 2026

2' di lettura

Quando i carabinieri finirono al centro di una campagna di infamanti accuse sul caso Ramy, avvisai i naviganti che scatenare la caccia contro i militari dell’Arma, trattati come dei presunti colpevoli, era sbagliato e pericoloso. Seguirono disordini al quartiere Corvetto. Le accuse ai carabinieri sono cadute, ma la propaganda e la caccia allo sbirro non si sono mai fermati. Un altro fatto alimenterà questo clima avvelenato: Rogoredo, periferia di Milano, zona di spaccio di droga, alcuni uomini della polizia in borghese vengono avvicinati da un giovane nordafricano, ha in mano una pistola (è caricata a salve, ma questo gli agenti non possono saperlo) e la punta contro gli agenti. Un poliziotto spara, il giovane muore, è un marocchino di 28 anni, ha precedenti per spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.

Segue dibattito, con l’opposizione che parte con un doppio registro, che alterna a seconda della convenienza. Primo round: il giro di vite del centrodestra è un «sistema repressivo», un insieme confuso di norme liberticide che non servono a niente; secondo round: la sinistra si mette il distintivo «legge e ordine» e, con una formidabile capriola securitaria, afferma che il governo sulla sicurezza ha fallito. A questi slogan si è aggiunto in queste ore un terzo elemento che fa leva sulla propaganda anti-trumpiana: la presenza in Italia, nella delegazione americana che parteciperà alle Olimpiadi invernali di Milano -Cortina, di agenti dell’Ice (United States Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia per il controllo dell’immigrazione). L’opposizione sostiene che dopo i disordini in Minnesota e l’uccisione di un manifestante, gli agenti Ice non devono mettere piede in Italia.

L’Ice non è un’invenzione di Trump, il democratico Barack Obama l’ha rafforzata e usata a piene mani con un record di espulsioni che sulla stampa americana gli è valso il titolo di «deporter-in-chief». Tutto dimenticato. Siamo di fronte alla sinistra che fa un uso spregiudicato dei fatti americani, al punto che il segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Rocco Maruotti, fa un collegamento da pazzi tra la riforma della Giustizia del governo italiano e l’uccisione di Alex Pretti a Minneapolis. Il cerchio si chiude, siamo al giro di boa della legislatura, quello che dal referendum sulla riforma della giustizia conduce alle elezioni e se c’è un disegno, punta al caos.

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