Oggi la chiamano supertestimone, ma è solo una voce rimasta inascoltata per dieci anni. Una voce che oggi, come racconta La Stampa, rischia di pesare come un macigno sull’inchiesta per la strage del lounge bar Le Constellation di Crans-Montana. È quella del fornitore che, a lavori ancora in corso nel 2015, aveva messo in guardia Jacques Moretti: serviva una protezione in schiuma ignifuga sugli arredi. Risposta secca: “No, ragioni di budget”.
Una frase che oggi suona come una condanna. Perché il budget, spiega il supertestimone, non mancava affatto quando si trattava di estetica: poltrone e sgabelli in vera pelle, tavoli in rovere massello, luci a led. Bello sì, sicuro no. E qui nasce la contraddizione che potrebbe aggravare la posizione dei coniugi Moretti, indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio per negligenza. Dopo l’incidente della notte di San Silvestro, infatti, il testimone si è presentato alla polizia cantonale vallese.
Nessuna risposta. Allora ha cercato una sponda tra gli avvocati delle famiglie delle 40 vittime e dei 116 feriti. Ora la sua segnalazione finirà sul tavolo della procura generale del Canton Vallese. Ed è qui che il racconto di questo fornitore smette di essere un dettaglio e diventa un problema serio. Non solo materiali infiammabili, nei sopralluoghi a rue Central 35, il tecnico aveva notato anche un’altra anomalia: un’unica uscita di emergenza, “molto piccola” e diretta verso uno spazio vuoto. A suo giudizio, non a norma. Una criticità che, insieme ad altre presunte irregolarità, potrebbe tornare negli interrogatori. Intanto, la vicenda ha superato i confini giudiziari ed è diventata un caso diplomatico. Roma adesso attende “un’effettiva collaborazione” da Berna, mentre il supertestimone resta lì, al centro della storia: l’uomo che aveva visto tutto prima. E che nessuno ha voluto ascoltare. Nemmeno Moretti, perché se avesse acquistato quella schiuma ignifuga oggi sarebbe un uomo fuori dai guai.