Resistenza aggravata a pubblico ufficiale e lesioni personali a operatori di polizia: sono queste le accuse contestate a due militanti antagonisti nei cui confronti la polizia ha eseguito ieri mattina due perquisizioni a Torino, su mandato della Procura. I fatti risalgono alla manifestazione del 20 dicembre contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto due giorni prima: sono rimasti feriti dodici agenti. I due indagati, travisati, si sarebbero resi responsabili dell’esplosione di materiale pirotecnico contro la polizia, anche attraverso l’utilizzo di un tubo di lancio artigianale. Per Askatasuna le perqusizioni sono «l’ennesimo atto repressivo. Dallo sgombero in poi», sostengono gli antagonisti, «ogni settimana si susseguono operazioni di polizia ai danni del movimento, con l’obiettivo di criminalizzare la mobilitazione per la Palestina e contro il governo e di intimidire in vista del corteo nazionale del 31 gennaio».
Intanto da mercoledì sera i collettivi universitari occupano Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche. Ne hanno fatto il quartier generale in vista della manifestazione di protesta in programma domani. Il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini, ha telefonato alla rettrice Cristina Prandi, a cui ha chiesto un aggiornamento. Bernini ha espresso forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza degli ambienti coinvolti e ha assicurato alla rettrice il pieno supporto del ministero per affrontare una situazione definita inaccettabile.
«Un’occupazione illegale non ha nulla a che vedere con la libera manifestazione del pensiero», ha poi dichiarato Bernini. «È un atto di forza che compromette la missione fondamentale dell’Università: garantire l’insegnamento e il diritto allo studio». I responsabili locali di Forza Italia hanno tuonato: «L’occupazione in corso a Palazzo Nuovo è illegittima perché non nasce su temi di protesta odi sciopero legati ai servizi resi dall’Università, ma per solidarizzare con gli ambienti dei centri sociali, dell’eversione e di Askatasuna».