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Askatasuna, manuale e kit della violenza: a Torino ci si prepara all'inferno

di Redazione lunedì 26 gennaio 2026

3' di lettura

"Torino torna a fare i conti con un segnale che, nella storia recente della città, ha sempre preceduto giornate di violenza. Non un corteo, non uno slogan in strada, ma la circolazione online di un documento ben noto a chi studia i movimenti antagonisti: il cosiddetto 'kit di sopravvivenza anti-gas'. Un vademecum che indica come prepararsi agli scontri di piazza, come proteggersi dai lacrimogeni, come intervenire in caso di ferite, contusioni o crisi respiratorie". Lo dice il segretario generale dell'Usif (Unione sindacale italiana finanzieri) Vincenzo Piscozzo, in una nota.

"La sua ricomparsa, a pochi giorni dal triplo corteo del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna - prosegue -, non può essere derubricata a semplice materiale informativo. La storia di Torino insegna che ogni volta che questo manuale è tornato a circolare, la città ha poi vissuto scontri durissimi, guerriglia urbana, feriti e devastazioni. È accaduto alla fine degli anni Novanta, dopo i suicidi di Sole e Baleno, quando una manifestazione anarchica degenerò fino all'assalto al Palazzo di Giustizia. È accaduto nel 2009, durante la 'battaglia di corso Marconi' al termine del G8 Università. È accaduto nel 2011 a Chiomonte, nei giorni della mobilitazione No Tav. È riaccaduto negli anni della pandemia, quando il centro cittadino fu teatro di violenze e devastazioni. Limoni, Maalox e 'kit' erano sempre presenti, come un indicatore anticipato del rischio".

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"Il documento che circola in questi giorni - dice ancora- non contiene istruzioni offensive in senso stretto. Ma invita a riempire gli zaini con presidi medici, a organizzare squadre di supporto, a prepararsi psicologicamente e logisticamente allo scontro. Elementi che, nel loro insieme, raccontano un'aspettativa precisa: quella del conflitto. A rendere il quadro ancora più preoccupante è il linguaggio utilizzato sui canali riconducibili ad Askatasuna. Frasi come 'il 31 ci prendiamo tutta la città alimentano il timore di una mobilitazione estesa, con tre cortei annunciati in partenza dalle stazioni ferroviarie e diretti verso Vanchiglia, cuore simbolico del movimento. Sulla vicenda è intervenuto con parole durissime il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, che ha parlato di 'gravità assoluta' e di 'organizzazione preventiva del conflitto'. Secondo il ministro, la diffusione pubblica di manuali e istruzioni operative segna il passaggio dalla protesta allo scontro pianificato, dalla piazza fisica alla propaganda digitale, normalizzando l'idea della violenza come evento inevitabile".

"Un allarme condiviso anche a livello locale - spiega l'Usif in una nota-. Il questore Massimo Gambino e il prefetto Donato Cafagna, in raccordo con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, stanno lavorando a un dispositivo di ordine pubblico che tenga conto di uno scenario complesso. L'ipotesi più temuta non è l'azione isolata di Askatasuna, ma la possibile convergenza di gruppi esterni, anche internazionali, pronti a trasformare la manifestazione in un evento ad alto rischio. Dal centro sociale arriva una replica che rivendica il carattere preventivo del materiale diffuso. Ma per le istituzioni il punto non è l'intenzione dichiarata, bensì il contesto. Quando un manuale di 'sopravvivenza' riappare, la memoria collettiva della città sa cosa è accaduto le volte precedenti".

L'Unione Sindacale Italiana Finanzieri esprime "piena solidarietà alle Forze dell'Ordine impegnate nei servizi di ordine pubblico e richiama l'attenzione su un principio fondamentale: la libertà di manifestare è un diritto costituzionale, la violenza pianificata no. Preparare lo scontro e legittimarlo significa superare una linea che una democrazia non può permettersi di ignorare. Il 31 gennaio dirà se Torino vivrà una giornata di tensione contenuta o un nuovo capitolo di scontri urbani. Di certo, il ritorno del 'kit' non è passato inosservato. È un segnale che mette la città davanti a un bivio: governare il dissenso o contenere la violenza, sapendo che spesso le due cose si intrecciano molto prima che il primo corteo si muova".

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