"No, decisamente non somiglio a un angelo". Lo scrive sui social, assieme a un'emoticon sorridente, la premier Giorgia Meloni, pubblicando l'immagine con il dettaglio dell'affresco che ritrarrebbe un cherubino con il suo viso all'interno della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma. Una battuta, fulminante, per spegnere le paranoie di una sinistra impazzita per il caso dell'"angelo Meloni".
"Chi lo dice che è la premier Meloni? Lo dovete dire, il parroco non l'ha detto, ha detto che assomiglia"., ha spiegato ai giornalisti e videoreporter intervenuti alla basilica di san Lorenzo in Lucina il restauratore Bruno Valentinetti che così ha respinto le polemiche sul fatto che l'opera da lui restaurata all'interno della basilica abbia le fattezze della premier. "Per questo volto - ha aggiunto - ho fatto un restauro e ho restaurato quello che c'era prima 25 anni fa, uguale, ho dovuto riprendere i disegni e i colori di 25 anni fa, non si deve cambiare". Tuttavia ha ammesso: "l'opera l'ho fatta io a 25 anni. Alle polemiche rispondo che sono tutte invenzioni".
Il restauro dell'affresco della cappella del Crocifissoa è stato finanziato all'interno della stessa chiesa "ma abbiamo avuto anche degli sponsor, associazioni e due fondazioni di cui però non posso dire nulla per motivi di privacy", ha spiegato a LaPresse mons. Daniele Micheletti, parroco della basilica. Per il restauro "ho avvisato la Soprintendenza, ma si è trattato solo di una comunicazione - ha sottolineato- perché trattandosi di un affresco del 2000 non fa parte della tutela. La decorazione del 2000 non rientra nei beni tutelati. A domanda se, essendo la chiesa, di per sé soggetta a vincolo, questo non varebbe anche per le nuove opere all'interno, mons. Micheletti ha affermato di essere "arrivato nel 2020, su quello che è avvenuto nel 2000 non saprei dire, bisognerebbe controllare gli archivi".