Askatasuna ha diffuso un comunicato dai toni deliranti per commentare le violenze, gli orrori di sabato a Torino. I teppisti arrivano a definire quanto accaduto - per esempio le martellate a un poliziotto - “un successo al di là di tutte le aspettative”. Una follia, una vergogna, mentre la città e l'Italia ancora guardano sconvolti alle devastazioni e al brutale pestaggio dell’agente Alessandro Calista, 29 anni, padre di un bambino.
Nel lungo testo pubblicato sui social, il centro sociale Askatasuna non mette nero su bianco una sola parola di autocritica a quanto avvenuto. Al contrario, gli scontri vengono rivendicati come prova di forza e di “resistenza” contro quello che viene descritto come “l’apparato repressivo messo in campo dal governo”. Il risultato è un racconto completamente agghiacciante, ripugnante, in cui la violenza viene normalizzata, esaltata e trasformata in merito politico.
Secondo gli antagonisti, il corteo sarebbe stato “una vera boccata d’ossigeno” e rappresenterebbe “un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza”. La manifestazione, sostengono, avrebbe permesso di “ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi” in un contesto politico e internazionale segnato da “guerre, colonialismo, repressione”. Da qui la convinzione che “questo è un fatto politico enorme”, capace di farli sentire “più forti e meno soli”.
Anche la surreale ricostruzione degli scontri ribalta quanto visto nelle immagini. In corso Regina, scrivono gli antagonisti, “l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata”, ma sarebbe stato sorpreso dalla capacità del gruppo di “resistere, avanzare metro dopo metro”.
Infine, Askatasuna lega quanto accaduto alle manifestazioni pro-Palestina, denunciando un presunto disegno repressivo e accusando media, politici e “opinionisti di regime” di voler impedire la nascita di “un’opposizione sociale reale e dal basso”, arrivando a criminalizzare chiunque abbia condannato le violenze.