È uscita in lacrime dal Centro di psicologia e psicoterapia di Palazzo Manieri, dopo un’ora e mezza di seduta. Catherine Birmingham, la mamma della cosiddetta “famiglia nel bosco”, ha vissuto un momento di profondo crollo emotivo durante la terza – e finora ultima – valutazione psicodiagnostica disposta dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila.
Accompagnata dal marito Nathan Trevallion, dall’avvocata Danila Solinas e dalla psicologa di parte Martina Aiello, la donna anglo-australiana è apparsa esausta fin dall’ingresso: “Sono stanca”, ha detto in italiano.La seduta, condotta dalla psicologa Valentina Garrapetta, ha incluso test grafici complessi – tra cui il disegno della famiglia – e domande proiettivi. Alle 15.30 Catherine è uscita visibilmente provata, scoppiando in pianto. Le sue parole, riferite a chi le sta vicino, sono state poche ma drammatiche: “La cosa che mi fa più soffrire è la paura che non posso proteggere i bambini, soprattutto la notte. Mi sento molto male”. Ha raccontato di incubi notturni del figlio più piccolo, che urla e non si calma nemmeno quando riesce a prenderlo in braccio.Dopo 85 giorni nella casa famiglia di Vasto – dove vive insieme ai tre figli (una bimba di 8 anni e due gemelli di 6) dal provvedimento di allontanamento del 20 novembre 2025 – Catherine descrive il luogo come “una prigione”.
La sorella Rachael, arrivata da Melbourne con la madre Pauline, denuncia: “I bambini stanno male, si mordono le dita in continuazione, quel posto è una galera”.La psicologa della difesa, Martina Aiello, ha commentato: “Non ho mai visto la mamma così sofferente. Il piccolo ha incubi continui. Questa angoscia si è stabilizzata in una condizione cronica. Molti comportamenti dei figli sono frutto del trauma da separazione familiare, che è devastante. Quanto saranno recuperabili i tre bambini dipenderà dalla tempestività degli interventi. I genitori, però, mostrano una forte solidità psicologica”.