«Grave violazione della normativa» e «comportamento irresponsabile che mette a rischio la vita stessa delle persone». Con queste motivazioni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato il nuovo fermo amministrativo per la nave Humanity 1, della Ong tedesca Sos Humanity: stop di 60 giorni al porto di Trapani dopo aver sbarcato 33 migranti recuperati in mare. Il titolare del Viminale ha sottolineato che l’organizzazione «ancora una volta non ha rispettato gli obblighi di legge previsti durante le operazioni in mare». E non si tratta, ha aggiunto il ministro, «solo di una grave violazione della normativa ma di un comportamento irresponsabile che mette a rischio la vita stessa delle persone». Parole dure usate per stigmatizzare l’ennesima violazione del decreto da parte delle Ong, spesso battenti bandiera straniera. L’organizzazione non governativa tedesca è tenuta a pagare anche una multa di 10mila euro. Ma non è la prima volta che la nave viene bloccata per aver disatteso le leggi del nostro Paese, sfidando il governo e la sua linea politica.
«Mentre centinaia di persone risultano ancora disperse nel Mediterraneo centrale» si legge in una nota diramata da Sos Humanity «il 13 febbraio le autorità italiane hanno fermato per 60 giorni la nave di soccorso Humanity 1 a Trapani e imposto una multa di 10.000 euro». «Le autorità» prosegue il comunicato «accusano l’equipaggio di non aver comunicato con il Centro di coordinamento dei soccorsi libico. L’ordine di fermo è arrivato poco dopo che il governo italiano ha presentato un disegno di legge che consentirebbe un “blocco navale”, una nuova misura contro le navi di soccorso delle Ong». Un provvedimento che, secondo l’organizzazione, rappresenta «un passo drammatico» nella politica dell’esecutivo «contro le operazioni civili di ricerca e soccorso. Ciò aggrava ulteriormente la catastrofe umanitaria in mare e viola palesemente il diritto internazionale». Secondo i dati dell’Oim, dall’inizio dell’anno almeno 484 persone sono morte o disperse in seguito a diversi naufragi nel Mediterraneo centrale, «mentre si ritiene che centinaia di altri decessi non siano stati registrati» conclude la nota.