Il suo nome è tornato a far discutere con le nuove indagini sull'omicidio di Chiara Poggi e la vicenda - già nota da tempo - del ritrovamento di un biglietto nel cimitero dove è sepolta la ragazza. Eppure Marco Panzarasa, all'epoca amico di Alberto Stasi, non ci sta. E le sue avvocatesse, Orietta Stella e Cristina Castagnola, denunciano "l'ennesima campagna diffamatoria" e ribadiscono che "la magistratura ha da tempo e in più occasioni, irrevocabilmente stabilito che ogni accostamento - anche indiretto - del nostro assistito al tragico evento costituisce una grave diffamazione a suo danno, fondata su fatti falsi, inventati e dolosamente distorti".
Le due legali ricordano che "la posizione dell'Avv. Panzarasa è stata nel corso degli anni approfondita ed esaminata dalla Procura della Repubblica dell'ormai ex Tribunale di Vigevano, la quale, all'epoca, si occupava delle indagini ed è stata affermata la sua completa estraneità rispetto ai fatti delittuosi" e "tale estraneità non è stata in alcun modo scalfita dalle nuove indagini attualmente condotte dalla Procura della Repubblica di Pavia". "Anzi - scrivono -, l'Avvocato Panzarasa si è prontamente sottoposto, come aveva sempre fatto in passato, agli accertamenti scientifici ammessi in sede di incidente probatorio su sollecitazione, nel suo caso, della parte civile, i quali hanno dato tutti esito negativo". È quindi "inammissibile ed eticamente inaccettabile che la reputazione personale e professionale dell'Avv. Panzarasa sia ciclicamente oggetto di allusioni e insinuazioni la cui falsità è evidente" e, per questo, concludono le avvocatesse Stella e Castagnola, "attualmente sono al vaglio altri articoli, video e post pubblicati su diverse piattaforme social e per i quali si sta valutando di procedere a tutela non solo del Collega, ma anche della sua famiglia, la quale viene continuamente chiamata alla ribalta delle cronache senza costrutto alcuno".
L'8 ottobre del 2007, sulla porta della cappella dove riposa Chiara Poggi, era comparso un biglietto anonimo. Qui c'era scritto in stampatello: "Ad uccidere Chiara è stato Marco". A raccontarlo era stata proprio la madre di Chiara, Rita Preda, al telefono quel giorno stesso con l’avvocato Gian Luigi Tizzoni. E ora l'intercettazione è stata pubblicata da Maria Conversano, astrofisica e scrittrice, che nel suo canale YouTube ha pubblicato il nuovo inquietante dettaglio scatenando così il dibattito.