L’incubo di ogni genitore dura una manciata di secondi, ma resta addosso per sempre. A Bergamo si è materializzato alle 13 di un sabato qualunque, all’uscita del supermercato Esselunga di via Corridoni. Una scena ordinaria – il carrello pieno, la fretta del pranzo, una bambina di un anno e mezzo per mano alla mamma – si è trasformata in un tentato rapimento in pieno giorno. Un gesto fulmineo, violento, che ha scosso la città. Le telecamere riprendono tutto. Mentre la famiglia si avvicina alle porte automatiche, uno sconosciuto incrocia madre e figlia. È un cittadino romeno di 47 anni, senza fissa dimora, incensurato. Non li conosce, non risulta li abbia mai seguiti. All’improvviso afferra la piccola per le gambe e tenta di strapparla alla madre, trascinandola verso l’interno del punto vendita. Una manciata di secondi concitati, in cui la donna non molla la presa e viene trascinata a terra pur di non lasciare la figlia. Il padre abbandona il carrello e interviene d’istinto.
Colpisce l’uomo per farlo desistere. Intorno scattano clienti e addetti alla vigilanza: una guardia giurata e alcuni passanti riescono a bloccare l’aggressore fino all’arrivo della volante. «Ho sentito le urla strazianti della madre», racconterà un cliente. Una dottoressa presente per fare la spesa presta i primi soccorsi, mentre qualcuno allerta il 112. La bambina viene portata all’ospedale Papa Giovanni XXIII: i medici riscontrano la frattura del femore, provocata dalla violenza esercitata nel tentativo di sottrazione. Ora è a casa, la gamba ingessata, le condizioni buone nonostante lo choc. Resta l’eco di quei secondi interminabili, il ricordo di un braccio che tira e di una madre che resiste.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di sequestro di persona aggravato – perché ai danni di una minore di 14 anni – e di lesioni aggravate. Si trova in carcere in attesa della convalida davanti al gip. Le testimonianze e le immagini di videosorveglianza hanno consentito di ricostruire nel dettaglio la dinamica, chiarendo che l’azione è stata improvvisa, priva di contatti precedenti con la famiglia. Dunque, inspiegabile. «Un episodio molto grave, che però ha messo in luce un sistema di squadra che ha funzionato», ha commentato il dirigente della Squadra mobile, il vice questore Marco Cadeddu. Decisivo l’intervento dei presenti e immediato quello della polizia, che ha fermato il sospetto, lo ha portato in Questura e si è occupata della bambina. «Mi ha colpito anche personalmente – ha aggiunto –: quando sono coinvolti i bambini il pathos è fortissimo. È una storia finita grazie al cielo bene». Parole che fotografano il sentimento diffuso in città.
«È un fatto di estrema gravità», ha dichiarato la sindaca Elena Carnevali. «Da sindaco, oltre che da mamma, esprimo la più sincera vicinanza alla bambina e alla sua famiglia, che ha vissuto momenti terribili». La prima cittadina ha ricordato che si tratta di un cittadino comunitario, con diritto di libera circolazione, non residente a Bergamo, ed ha espresso fiducia nel lavoro della Questura e della magistratura affinché siano adottati tutti i provvedimenti necessari, «anche di verifica psichiatrica», per evitare il rischio di reiterazione. L’uomo era stato identificato poco tempo prima sotto i portici in centro, dove dormiva. In passato sarebbe entrato e uscito più volte dall’Italia; a Bergamo era un volto nuovo, presente da poche settimane. Durante l’arresto non ha detto una parola – non parla italiano– e, una volta in cella, si è messo subito a dormire. Un silenzio che ora pesa quanto l’aggressione. Gli inquirenti stanno verificando eventuali precedenti ricoveri, anche all’estero, e accertamenti di natura psichiatrica. Un passaggio delicato, necessario per comprendere se dietro quel gesto ci sia una fragilità mai intercettata o un impulso improvviso e inspiegabile, e per ricostruire eventuali segnali trascurati.