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Bimbo con il cuore bruciato, l'ipotesi estrema del "Berlin heart"

di Redazione martedì 17 febbraio 2026

2' di lettura

La vicenda del bambino sottoposto a trapianto cardiaco con un organo risultato gravemente danneggiato si colloca in uno scenario clinico ad altissima complessità, che coinvolge équipe chirurgiche, rianimatori e direzione sanitaria dell’ospedale.

Il piccolo paziente era stato inserito nella rete nazionale trapianti, coordinata dal Centro Nazionale Trapianti, e sottoposto a intervento in una struttura ospedaliera autorizzata al trapianto cardiaco pediatrico. Nel periodo post-operatorio sono emerse criticità legate alla funzionalità del cuore trapiantato, descritto come compromesso in modo irreversibile.  I medici della cardiochirurgia del Monaldi dovranno capire come procedere nelle prossime ore e se effettuare un secondo trapianto che rappresenta, sul piano teorico, l’unica opzione terapeutica definitiva anche se la possibilità concreta dipende da diversi fattori: disponibilità di un nuovo organo compatibile, stabilità clinica del paziente e probabilità di successo dell’intervento oppure limitare o sospendere le terapie invasive, qualora il quadro clinico venga ritenuto non compatibile con un recupero significativo.

Il bambino ricoverato tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e l’Ospedale Monaldi è sottoposto a monitoraggio costante in condizioni critiche. Gli esperti devono decidere se mantenerlo in lista per un nuovo trapianto di cuore oppure valutare terapie alternative, come il Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare pediatrico. Il Berlin Heart, spiegano gli specialisti, comporta però un elevato rischio di infezioni perché richiede cannule toraciche; rischio ancora maggiore nel caso del bambino, che è immunodepresso a causa dei farmaci antirigetto e presenta già un’infezione in corso.

Un altro nodo riguarda l’appropriatezza dell’assegnazione di un eventuale nuovo organo: destinare un cuore a un paziente non più ritenuto trapiantabile significherebbe sottrarlo a un altro bambino con maggiori possibilità di sopravvivenza. Il piccolo è collegato all’ECMO da oltre cinquanta giorni. Se venisse dichiarato non più idoneo al trapianto, una commissione multidisciplinare,con il coinvolgimento di medici, comitato etico e genitori, dovrebbe valutare la prognosi e la proporzionalità del mantenimento del supporto vitale. L’eventuale sospensione dell’ECMO verrebbe presa in considerazione in presenza di danni irreversibili o assenza di prospettive di recupero.

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