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Bimbo col cuore bruciato, superteste in procura: l'errore dietro il dramma

martedì 17 febbraio 2026

2' di lettura

Emergono nuovi e inquietanti dettagli dietro quanto accaduto al piccolo Tommaso, il bimbo di due anni al quale è stato trapiantato un cuore bruciato. Alla base dell'errore ci sarebbe un deficit di comunicazione nei momenti decisivi della preparazione e della realizzazione dell’intervento chirurgico. Un buco informativo - lo definisce Il Messaggero -, poi un crescendo di silenzi che potrebbero aver spinto un medico del Monaldi, ospedale di Napoli dove il bimbo è ora ricoverato, a rassegnare le dimissioni dal proprio ruolo di responsabile del servizio di follow up nel reparto di trapiantologia.

E la sua testimonianza è già stata messa agli atti dell’inchiesta napoletana. Quest'ultima mira a chiarire quanto accaduto all’organo espiantato dal corpicino di un bimbo della Val Venosta (vittima di un incidente in piscina), donato a un bimbo di Nola che da 56 giorni resiste in vita grazie all’ausilio di un macchinario dopo che il cuore che gli hanno trapiantato è stato compromesso dal ghiaccio. A essere ascoltato come teste è Giuseppe Limongelli, ex direttore del follow up del Monaldi, un servizio strategico che consente di seguire un paziente prima e dopo la realizzazione di un trapianto. Cardiologo e docente universitario, Limongelli è stato ascoltato per tre ore dal pm Giuseppe Tittaferrante. La sua testimonianza si concentra sulle ore che vanno dal 22 al 23 dicembre: l’arrivo della notizia del cuore disponibile, la partenza alle 4 da Napoli, il blitz nell’ospedale di Bolzano, il viaggio a ritroso, prima in elicottero con scalo a Verona, poi in aereo per Napoli, destinazione Monaldi.

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Eppure, è quanto riferito da Limongelli, qualcosa nella comunicazione non ha funzionato. Non solo, perché si indaga anche sul recipiente usato dall’equipe napoletana per custodire l’organo espiantato e sul ghiaccio secco, fornito ai napoletani, che avrebbe bruciato il cuoricino oggetto di donazione.

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