CATEGORIE

Con un teatro brucia l'anima di una città

Ecco le conseguenze del rogo del Sannazaro di Napoli, anche a lungo termine
di Enrico Stinchelli giovedì 19 febbraio 2026

3' di lettura

Un teatro non brucia mai “solo” in senso materiale. Quando, all’alba del 17 febbraio, le fiamme hanno divorato il Teatro Sannazaro – la bomboniera di via Chiaia, inaugurata nel 1847 – non è crollata soltanto una cupola: si è aperto un vuoto di memoria. In quelle tavole, tra oro e stucchi, avevano trovato casa la prosa napoletana e i suoi capostipiti: Eduardo Scarpetta, i De Filippo, le grandi compagnie del Novecento. Oggi restano macerie annerite e l’odore acre di legno arso, perché un teatro ottocentesco è anche, fisicamente, un concentrato di materiale combustibile.

La Procura ha aperto un’inchiesta e le prime ricostruzioni oscillano tra l’ipotesi accidentale (un innesco tecnico, un corto circuito) e quella dolosa. Alcune fonti parlano di fiamme partite da un edificio adiacente, altre di un punto d’origine interno: è il classico momento in cui la cronaca corre più dei rilievi eppure – ed è qui che la vicenda del Sannazaro si innesta in una storia più ampia – il teatro italiano convive da secoli con un destino incendiario. Si potrebbe dire che la sua biografia è scritta a capitoli di fiamme: reali, quando l’edificio prende fuoco; simboliche, quando un’epoca finisce e un’altra pretende di rinascere dalle ceneri, tra luci, velluti, legni, vernici e scene, il teatro è stato a lungo una “fabbrica del rischio”.

Il caso più celebre è Venezia. La Fenice ha un nome-programma e, coerente con la sua etimologia, è morta e risorta più volte: l’incendio del 1836 la rimise in piedi in pochi anni; quello del 1996 – doloso – la trasformò in un cratere fumante e impose il mantra “com’era, dov’era”, fino alla riapertura del 2003. A Bari, il Petruzzelli bruciò nel 1991, anch’esso per incendio doloso: un trauma lungo diciotto anni, prima che la città rivedesse riaccendersi (stavolta nel senso giusto) le luci del 2009. Torino, con il Regio, conobbe nel 1936 un incendio devastante e una ricostruzione che fu quasi una generazione: riapertura nel 1973, in forme moderne, come spesso accade quando il tempo cancella la tentazione di ricopiare il passato.

Ma se parliamo di “record” – la ricostruzione più veloce della storia teatrale italiana dopo un rogo – bisogna tornare a Napoli. Il Teatro di San Carlo, nel cuore della città, fu distrutto dall’incendio nella notte tra il 12 e il 13 febbraio 1816.

Eppure il Regno borbonico lo volle di nuovo operativo con una velocità oggi impensabile: Antonio Niccolini lo ricostruì in nove mesi, e il 12 gennaio 1817 il Massimo napoletano riaprì. È la prova che, quando un teatro è davvero un’istituzione civile, la città lo rimette in piedi come si ricuce una ferita: in fretta, per tornare a respirare.

Naturalmente non tutti rinascono. Ci sono sale scomparse, inglobate dall’urbanistica o dalla disattenzione, teatri minori che dopo l’incendio non hanno trovato né fondi né volontà. E ci sono anche distruzioni non “pure”, dove la guerra ha fatto il lavoro del fuoco e il fuoco ha finito quello della guerra, lasciando ruderi per decenni. È l’altra faccia, meno consolatoria, della retorica della Fenice.

Per questo il Sannazaro pesa più di un danno edilizio. Per Napoli è un pezzo di identità: la tradizione della commedia, il laboratorio linguistico, la sala “che porta bene”, come dicevano dopo i trionfi di Scarpetta. La politica promette ricostruzione, lo Stato annuncia sostegno, la città si stringe. Ma la domanda vera non è solo “quando”, è “come”: copia filologica o progetto contemporaneo? E soprattutto: con quale idea di teatro, in un’epoca in cui i palcoscenici bruciano meno spesso, ma rischiano di spegnersi per altre ragioni, più silenziose.

Intanto, però, il destino italiano dei teatri torna a essere quello di sempre: bruciare, piangere, contare i danni, e ricominciare. Perché la scena, qui, non è mai stata un semplice edificio: è un patto collettivo e, quando prende fuoco, a bruciare è il patto. Sta alla città decidere se farlo diventare cenere o scintilla.

tag
sannazaro napoli
teatro sannazaro

Ti potrebbero interessare

Milano-Cortina, l'inviata Danika Mason in onda da ubriaca: un caso internazionale

Un video diventato virale quello di Danika Mason, giornalista sportiva del canale australiano Channel 9. L'inviata &...

Fanpage, "piena solidarietà": La Russa manda in tilt Cancellato e compagni

La clamorosa figura di bronzo di Fanpage continua a fare discutere. Ieri, mercoledì 18 febbraio, il direttore del...
Redazione

Fanpage, non è colpa di "Libero" se viola le regole

Qualcuno ricorderà un vecchio gruppo Facebook nato per prendere in giro il Movimento Cinquestelle, «siamo l...
Lorenzo Mottola

Bimbo col cuore bruciato, come si è arrivati al no (e chi ha la precedenza)

Ma come si decide a chi trapiantare un organo quando ce n’è uno disponibile? La trafila per un’operaz...
Claudia Osmetti