"Il primo interrogatorio, che in realtà era un sit, era stato molto blando perché avevano visto che c'erano delle chiamate dal mio telefono a quello di Marco (Poggi, ndr)": Andrea Sempio, nuovo indagato nell'inchiesta sul delitto di Garlasco, lo ha detto nello studio di Nicola Porro a Quarta Repubblica su Rete 4. Poi ha aggiunto: "L'anno dopo, quando hanno risentito me e per la prima volta anche gli amici della nostra compagnia, la mia sit è stata parecchio articolata: sono stato richiamato indietro due volte quel giorno, prima mi chiedono delle telefonate e vengo rimandato a casa e poi mi richiamano indietro perché non mi avevano chiesto cosa avessi fatto il 13 agosto (giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, ndr). Torno indietro, parliamo, viene nominato il famoso scontrino, quindi io torno a casa, lo prendo e lo porto". Lo scontrino rappresenterebbe l'alibi di Sempio.
"La fa arrabbiare questa situazione in cui si trova?", gli ha chiesto Porro. E lui: "Certo che c'è della rabbia, ma non mi serve venir qua a litigare o prendermela con i giornalisti che magari trovo davanti a casa. Se io dessi di matto in giro, creerei solo più caos, si va avanti e si aspetta che passi il tutto".
Il 37enne, amico del fratello della vittima, si è sfogato anche dicendo: "Adesso non ho una vera e propria vita, lavoro e mi chiudo in casa. Quando esco è o perché sono via con gli avvocati o per altre circostanze. Di recente hanno risentito alcuni miei amici o alcuni ex compagni di scuola, quindi per me è anche un problema frequentarli. Se io mi dovessi rivedere con queste persone che poi vengono risentite, c'è anche il rischio che dicano: magari si son messi d'accordo su cosa dire. Quindi devi tagliare tutto. Nuove amicizie, nuove conoscenze capitano, ma non è una bella cosa starmi vicino adesso, rischi di trovarti sui giornali".
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Alla domanda su quale sia stato il momento più duro in questi anni, lui ha risposto: "L'inizio nel 2016. Nel 2025 ho ricevuto l'avviso di garanzia, nel 2016 l'ho scoperto dai giornali". Su Alberto Stasi, ex fidanzato di Chiara nonché unico condannato per il delitto, ha invece detto: "Non conoscevo Stasi, mai visto lì a casa, non ci ho neanche mai parlato, l'ho incrociato solo una volta però c'era già stato l'omicidio, era già iniziata l'indagine contro di lui. L'abbiamo visto in un locale di Garlasco, abbiamo notato un ragazzo che aveva un cappellino e guardando abbiamo visto che era lui. Visto che nella nostra compagnia c'era anche Marco, ci siamo fatti spostare di tavolo perché Marco non lo incrociasse". Infine, su Chiara: "Con lei non avevno nessun tipo di rapporto, se non quello di cortesia, mi è capitato di incontrarla qualche volta".
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