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Bruno Contrada, morto il super poliziotto. Dalla mafia ai giudici, la sua storia sconvolgente

venerdì 13 marzo 2026

2' di lettura

E' morto all'età di 94 anni Bruno Contrada, ex dirigente della Squadra mobile di Palermo ed ex numero tre del Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (Sisde, il servizio segreto civile italiano, attivo dal 1977 al 2007) negli anni più violenti della guerra di mafia in Sicilia. Il decesso è avvenuto ieri sera poco prima di mezzanotte, secondo quanto riferito da fonti della famiglia.

Contrada è stato per decenni una figura centrale e controversa nella storia della lotta alla mafia e nei rapporti tra apparati dello Stato e criminalità organizzata. Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, guidò anche la sezione siciliana della Criminalpol e negli anni Ottanta entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire il ruolo di numero tre dell'organismo.

Il suo nome è rimasto legato soprattutto a una lunga vicenda giudiziaria che ha diviso l'opinione pubblica tra innocentisti e colpevolisti. Nel 2007 fu condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e scontò otto anni di pena. La vicenda ebbe però una svolta dopo la decisione della Corte europea dei diritti umani, che stabilì come, all'epoca dei fatti contestati, il reato non fosse definito in modo sufficientemente "chiaro e prevedibile".

Sulla base di questa pronuncia, nel 2017 la Corte di Cassazione dichiarò ineseguibile la condanna nei confronti di Contrada, aprendo la strada a un risarcimento per l'ex funzionario di polizia. In diverse interviste successive alla decisione dei giudici, Contrada ricordò il peso umano e personale della vicenda giudiziaria, parlando degli anni trascorsi in carcere e delle conseguenze sulla sua carriera e sulla sua famiglia. I funerali si terranno sabato a Palermo. 

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