Una storia dell’orrore con protagonisti insospettabili. Lui, 48 anni, ex vicedirettore di una nota testata video giornalistica e passato dalle redazioni di agenzie e svariate tv, fino a ricoprire un incarico ai vertici della comunicazione di una società partecipata pubblica. Padre di due figli avuti da una precedente relazione. Lei, 52 anni, insegnante in un liceo di Treviso e madre di una giovane di sedici anni. Due curriculum di tutto rispetto, una coppia apparentemente normale.
La vicenda prende avvio lo scorso autunno, quando la minorenne, parlando con il padre - residente a Roma e da cui la donna è separata -, racconta di aver trovato alcune fotografie nel computer della madre all’interno di una conversazione con il 48enne. Una confidenza che lascia il padre incredulo ma che lo porta immediatamente a rivolgersi ai carabinieri per denunciare i fatti. Così parte l’indagine che scoperchia un vaso di Pandora inimmaginabile fatto di «contenuti e messaggi indicibili».
Nel giro di pochi mesi, per entrambi, scattano le manette su disposizione del gip di Roma, e le accuse sono pesantissime: violenza sessuale su minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico.
L’uomo è stato arrestato alla stazione Termini subito dopo l’arrivo del treno su cui viaggiava da Bologna: ad attenderlo al binario c’erano i carabinieri. La donna, invece, è stata fermata a Treviso, la città in cui vive.
Dopo l’arresto sono stati sequestrati pc, tablet e cellulari e l’analisi forense del contenuto dei dispositivi elettronici, spiega ancora l’Arma, «ha permesso di rafforzare ulteriormente l’ipotesi accusatoria», già sostenuta dalle testimonianze e dall’audizione protetta della ragazza coinvolta, «consentendo di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico dei due indagati», a fronte di una «elevatissima mole di dati, foto e video dal contenuto sessualmente esplicito.
In particolare, nelle chat intercorse tra gli indagati, sono stati rilevati contenuti di natura pedopornografica incentrati su commenti scambiati tra i due». Una galleria di immagini che ritraevano la ragazzina in momenti di intimità, appena dodicenne, durante un bagnetto o mentre dormiva.
In altre i cuginetti, di otto e cinque anni, figli del fratello della donna che, all’oscuro del terribile segreto, le affidava i suoi bambini. Al centro dell’ipotesi accusatoria della procura sono finiti proprio i messaggi che entrambi hanno cercato di eliminare dai propri cellulari ma che i militari del nucleo investigativo - coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri e dalla pm Maria Perna - sono riusciti a recuperare. Contenuti «con riferimento alle foto che ritraevano i minori nelle zone intime del corpo», oltre ad altri commenti «che fanno ipotizzare che i nipoti della donna indagata siano stati costretti a subire attenzioni di natura sessuale dalla zia» come «ripetuti toccamenti nelle zone genitali contemporaneamente videoregistrati e commentati poi con l’indagato».
Messaggi dal contenuto «indicibile» in cui i due si sarebbero anche scambiati anche desideri, pulsioni agghiaccianti e «irripetibili» sui bambini coinvolti. Una ricostruzione degli investigatori che descriverebbe un rapporto della coppia morboso e con dei ruoli precisi. Secondo i carabinieri lei, istigata dall’amante, realizzava foto e video delle molestie sulla figlia e sui nipoti, dall’altra lui riceveva quei file e li commentava.
L’inchiesta della Procura Capitolina, intanto, prosegue le indagini per fare piena luce sull’utilizzo delle immagini registrate e per capire se siano state inviate a terzi, diffuse su piattaforme o se vi sia una rete più vasta di pedopornografia tra Roma e Treviso. Nei primi giorni della prossima settina il gip fisserà gli interrogatori di anzia per il giornalista e per la te.