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Il giorno della settimana (e l'orario) in cui avvengono più rapine: tutto torna...

di Luca Puccini mercoledì 18 marzo 2026

3' di lettura

L’orario perfetto è il venerdì mattina, tra le 9 e le 10: poco prima del week-end, nell’ultimo dì della settimana lavorativa, quando l’ufficio (la filiale) è pieno ma non affollatissimo. Se succede (nel 44% dei casi) i manigoldi sono in due, hanno il volto coperto e sbrigano la faccenda in meno di dieci minuti (sei volte su rapine in banca (i numeri sono quelli dell’ultimo rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria pubblicato da Ossif, il centro di ricerca dell’Abi sulla sicurezza e l’anticrimine) non sono mai state così poche; la cattiva notizia è che i furti negli istituti di credito sono più che raddoppiati in un anno appena. Partiamo dalla prima, che qualche spiegazione ce l’ha: le rapine in banca commesse in Italia nel 2024 sono state 51, mai si è toccato un dato così basso da quando è iniziato il loro monitoraggio. Giusto per essere chiari: nel 2023 sono state 80, il 36,3% in più, nel 2014 addirittura 791 (il 93% in più). D’accordo, è vero, son cambiati i tempi ed è cambiata anche la fruizione agli sportelli: oggi ci andiamo molto più raramente, completiamo bonifici e facciamo quasi tutto dal nostro smartphone collegandoci al servizio di home banking, le misure di sicurezza (tra telecamere, circuiti di controllo e contanti segnati tra l’altro nei caveau delle banche, specie nelle piccole filiali di provincia, di banconote se ne tengono sempre meno) sono assai più efficienti. Il risultato, infatti, è che non solo decrescono le rapine prendi-i-soldi-e-scappa ma aumentano anche quelle che falliscono del tutto (nel 2024 sono state il 52,9% del totale, dieci anni fa erano il 25,8). L’ammontare sottratto, poi, è sceso a “solo” 1,3 milioni di euro, con una sforbiciata di quattordici milioni che proprio bruscolini non sono.

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Detto questo arrivano le dolenti note. Della serie, non vale ovunque: chi rischia di più sono i siciliani (che nel 2024 hanno subìto dieci rapine per un tasso tra reati e sportelli di una ogni cento), seguiti dai lombardi (nove, però tocca tenere in considerazione che la Lombardia è anche la regione più popolosa del Paese e con una presenza maggiore di banche) e dai campani (sette). A trainare la classifica provinciale c’è Catania (sei), seguita da Caltanissetta e Palermo. «Una volta le rapine venivano effettuate da professionisti che, consci della difficoltà e del pericolo, preparavano tutto prima. Adesso sono diventati perlopiù criminali di bassa lega che, non sapendo a cosa vanno incontro, risultano più pericolosi.

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Si tratta di delinquenti improvvisati che magari entrano con pistole finte o coltelli, seminando il panico», fa notare il dirigente nazionale della Fabi (la Federazione autonoma dei bancari italiani) Gabriele Urzì sulle pagine del Quotidiano di Sicilia. È per questo che si apre l’altro fronte, quello dei furti alle dipendenze bancarie che, nel 2024 sono più che raddoppiati (erano 260 l’anno prima, sono diventati 526). La differenza è sostanziale: la rapina è il confronto diretto col personale, è fatta con minacce e armi puntate in faccia; il furto agisce di notte, magari si ferma al totem del bancomat fuori (il 64,8% delle volte) e non crea meno danni (anzi). I furti hanno permesso ai criminali di rubare, in dodici mesi, 6,8 milioni di euro, circa 40mila euro a colpo. A livello territoriale, per questo frangente, la regione più problematica è la Campania (108 episodi, più che triplicati rispetto al 2023), in seconda posizione ci sono Lombardia e Piemonte (74) e in terza la Puglia. 

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