I qualunquisti hanno mischiato gli ingredienti del No, il risultato è che il No alla guerra e il No al referendum sono diventati una negazione della realtà, un pasticcio anti-moderno, un biglietto di sola andata verso il nulla. Tutto si tiene, l’odio per Trump si trasforma in assist per gli ayatollah; il pensiero assolutista della sinistra diventa una «fatwa» contro chi vota Sì.
Israele elimina Ali Larijani, capo della sicurezza nazionale, il principale responsabile della strage di manifestanti a Teheran e nelle altre città iraniane, il vero leader della Repubblica islamica, ma il democratico fronte del No a tutto non spende una parola per dire che è cosa buona e giusta. L’opposizione non riesce a leggere il libro della contemporaneità perché lo tiene rovesciato: straparlano di prezzi e inflazione, ma il loro «niet» alla bonifica dello Stretto di Hormuz dalle mine e dai missili dei Pasdaran è il principale ostacolo ideologico alla libera circolazione delle merci; evocano il regime in camicia nera sulla riforma della Giustizia, ma dimenticano che la carriera unica dei magistrati è un’eredità del fascismo.
Vedono Belzebù in Israele e l’Anticristo in America, ma hanno il radar spento sui missili lanciati in nome di Allah; scatenano la polizia morale contro i magistrati per il Sì (è successo anche ieri, con un comunicato surreale della corrente di Magistratura Indipendente fatto per isolare la posizione pro riforma di Bernadette Nicotra, membro togato del Csm) e tacciono sulle toghe che evocano inquietanti «rese dei conti» contro i giornali non allineati. Il fronte del No rimesta, agita, confonde, butta nel pentolone il petrolio e il Csm, il gas e la separazione delle carriere, un’operazione spericolata di propaganda dove appare chiara l’assenza della materia prima più importante: l’intelligenza. Nella speranza di raccattare voti per il referendum, sono riusciti nella gloriosa impresa di unire la difesa dell’insostenibile pesantezza dell’essere dei magistrati con la malcelata speranza che il regime di Teheran dia una lezione a Washington e Gerusalemme, capitali del diritto e dei diritti. Il risultato (semi)finale è la tragica unione delle toghe e dei turbanti.