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Roma, botte e minacce alla troupe Rai: la violenza degli antagonisti

di Simone Di Meo lunedì 23 marzo 2026

3' di lettura

La violenza cieca del Parco degli Acquedotti, sconquassato dall’esplosione che è costata la vita agli anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, si è trasferita poco lontano, tra i vicoli del Quadraro, dove una troupe della TGR Lazio, impegnata a documentare gli stabili occupati dalla galassia antagonista romana, è stata brutalmente aggredita dai compagni comunisti dei due attivisti morti mentre fabbricavano un ordigno. Unvideomaker è finito in ospedale, le attrezzature sono state danneggiate e la memory card con le immagini è stata strappata e abbandonata in strada, recuperata solo ore dopo da un collega della testata regionale.

La Rai ha espresso «la più ferma condanna» sottolineando che «ogni forma di violenza nei confronti di giornalisti e operatori dell’informazione rappresenta un attacco alla libertà di stampa e ai principi democratici». Un monito rilanciato dai componenti di Fratelli d’Italia della Commissione Vigilanza Rai: «Una gravissima intimidazione alla libertà di informazione e al diritto di cronaca, che inoltre conferma la pericolosità di questi esponenti».

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Mentre la Digos di Roma setaccia le abitazioni di cinque appartenenti alla rete vicina al “gruppo Cospito” alla ricerca della filiera dell’esplosivo, il sindacato UniRai estende il perimetro della riflessione: «Non è tollerabile che esistano nel nostro Paese zone franche sottratte alla legalità, dove gruppi organizzati si arrogano il diritto di impedire con la violenza il lavoro dei giornalisti e degli operatori dell’informazione». «Gli stabili occupati», hanno concluso i rappresentanti della sigla, «non possono diventare territori off-limits per lo Stato e per la stampa». Il clima si fa rovente anche sul piano politico con il sottosegretario di Stato, responsabile Editoria della Lega, Alessandro Morelli, che ha espresso «piena solidarietà» alla redazione: «Mi auguro che, al più presto, si possa capire con chiarezza chi sono i responsabili di un atto così grave verso la libertà di stampa e il diritto dei cittadini a essere aggiornati».


La senatrice Tilde Minasi, componente leghista della Commissione di Vigilanza Rai, ha aggiunto a sua volta: «Purtroppo siamo costretti ad alzare la soglia dell’attenzione. Non mi pare peraltro», aggiunge, «di aver sentito levarsi dalla sinistra doverose e ferme voci di condanna» sul fallito attentato anarchico. Dura anche la posizione espressa in una nota dal senatore azzurro Maurizio Gasparri e dagli altri componenti di Forza Italia in Commissione di Vigilanza Rai: «Episodi di questo tipo colpiscono non solo i professionisti coinvolti, ma mettono in discussione un principio fondamentale», spiegano, «ovvero la possibilità di raccontare liberamente ciò che accade». Sulla stessa linea Valentina Grippo, deputata di Azione e “General Rapporteur” sui media al Consiglio d’Europa, secondo cui «è doveroso tutelare i professionisti dell’informazione dalle minacce e da simili vili atti». Intanto su alcuni blog è stato pubblicato un documento a firma di alcuni circoli anarchici: «Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo», scrivono gli estensori dell’articolo. «La guerra sociale non è una recita, uno stile di vita o una sottocultura. È anzitutto una guerra» si legge nel testo in cui i due anarchici morti sono definiti «un esempio luminoso dell’inestricabile connubio tra pensiero e azione che ispira l’anarchismo, dei rivoluzionari fino all’ultimo istante della loro vita, e nella morte». E si sottolinea che "la loro passione per la vita sarà più forte della morte. La loro integrità sarà sempre un monito contro ogni oppressore».

Ma chi sono i due bombaroli saltati in aria? Alessandro Mercogliano era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Condannato in primo grado fu poi prosciolto dalla Corte d’assise d’appello. Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell’ambito dell’inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto: «Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato» aveva scandito con tono solenne davanti al giudice. Di entrambi si erano perse le tracce nei mesi a seguire. Fino all’altro giorno, quando il rombo di un tuono ha annunciato non già l’arrivo di un acquazzone primaverile, ma l’avanzata di una nuova generazione di terroristi che sembra non abbiano imparato nulla dai fallimenti dei vecchi compagni.

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